Arbitropoli ora è Silenziopoli, ma al primo errore…

20 agosto 2026, 07:52 

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Daniele Orsato ha diramato le sue prime designazioni per la Serie A. Quattro mesi dopo l’avviso di garanzia a Gianluca Rocchi, che aveva gettato un’ombra sul modo in cui sceglieva gli arbitri, il calcio riprende il suo corso facendo finta di niente. Si fischietta in attesa dei fischi. Eppure, se l’archiviazione dell’inchiesta della Procura di Milano ha tolto ogni rilievo penale della vicenda, ha però lasciato aperta la valutazione della vicenda da parte della giustizia sportiva e anche una scia di pensieri sull’opportunità di certe conversazioni captate nel quadro dell’inchiesta stessa. In questo scenario, sorgono tre domande a cui sarebbe importante avere risposta per affrontare il campionato senza retropensieri e quel tipo di complottismo di cui siamo, noi italiani, indiscussi e incontrastati campioni del mondo. La prima è rivolta a tutta la Serie A e al presidente federale: non rappresenta un grosso rischio iniziare il campionato senza aver fatto chiarezza, sul piano sportivo, su Arbitropoli? Non sarebbe sensato sgomberare il campo, in modo trasparente e definitivo, dal sospetto che qualcuno possa scegliersi gli arbitri o, quanto meno, esercitare una pressione, diretta o indiretta, per scartare quelli sgraditi e indirizzare le scelte del designatore su quelli graditi? È chiaro a tutti che quelle intercettazioni, che riecheggiano ancora molto nel mondo dei tifosi, rappresentano un detonatore in grado di amplificare e inasprire ancora di più le consuete polemiche sugli inevitabili errori? Una parziale risposta a questi quesiti arriva dal silenzio della Serie A sulla questione. Nessun presidente, nessun dirigente, nessun allenatore ha chiesto conto o espresso dubbi pubblicamente o privatamente sulla vicenda.

Aspettando le lamentazioni di chi ora tace

Se ne deve dedurre che a tutti va bene così. Ovvio, questo silenzio verrà, senza ombra di dubbio, rotto dalle “lamentazioni post partita” di chi ora tace e, al primo errore, sbraiterà (naturalmente premettendo che non parla mai di arbitri, ma…). La seconda domanda è rivolta alla giustizia sportiva e ai suoi rappresentanti che ci hanno sempre insegnato come la celerità è la stella polare del loro operato.

È vero che la velocità è un concetto relativo, ma lasciando da parte la fisica e tenendo presente il diritto, vorremmo sapere il perché nell’autunno del 2022, la procura federale scattò fulminea e perseverante per procurarsi le carte penali e chiedere una, davvero inusuale, revocazione della sentenza plusvalenze dell’anno prima e, invece, oggi, su Arbitropoli, si percepisce un atteggiamento più flemmatico e meno spettacolarizzato sotto il profilo mediatico? Ancora una volta si lascia la sgradevole sensazione che la giustizia sportiva abbia svariate velocità e le utilizzi a seconda della società e del tesserato coinvolto o, peggio, della convenienza politica (e le denunce del parlamentare Mauro Berruto sono inquietanti a tal proposito). Un po’ come la mano del leggendario Mario Brega, la giustizia sportiva ha dato l’idea che “po’ esse fero e po’ esse piuma”, insomma non esattamente “uguale per tutti”, come vorrebbe un principio fondamentale della Costituzione Italiana.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Rocchi l'unica vera vittima

Da tempo si parla di riforma della giustizia sportiva; esattamente un mese fa si è espressa la Corte di Giustizia Europea dando una spallata non indifferente al sistema; in questo quadro, quindi, sarebbe importante che, dal Ministro Abodi in giù, tutti avviassero una riflessione sulla disparità di trattamento a parità di circostanze (il caso plusvalenze, in questo senso, è un clamoroso esempio) e come questa abbia impattato sulla credibilità di un meccanismo che proprio della credibilità dello sport dovrebbe essere la massima garanzia. La terza domanda, infine, è al mondo arbitrale nello specifico, ma si può allargare al mondo del calcio in generale e riguarda Gianluca Rocchi, finora l’unica vera vittima di una vicenda che non ha avuto alcun riscontro a livello penale.

Ci sentiamo al primo errore

Se nessuno, nel mondo del calcio, ha avuto niente da dire (cfr. prima domanda) su Arbitropoli e tutti hanno accolto con sollievo l’archiviazione della Procura di Milano, senza sollecitare in alcun modo chiarimenti sul piano sportivo, perché diavolo non è rimasto a fare il designatore? Le dimissioni, corrette e dignitose nella tempesta di quei giorni, non stridono, oggi, con l’archiviazione penale e con il sostanziale disinteresse del calcio per i sospetti gettati dall’inchiesta? Piuttosto disilluso sulla possibilità di ricevere delle risposte, l’augurio a tutti, soprattutto agli arbitri, è di buon campionato. Per il resto ci sentiamo al primo errore.

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Daniele Orsato ha diramato le sue prime designazioni per la Serie A. Quattro mesi dopo l’avviso di garanzia a Gianluca Rocchi, che aveva gettato un’ombra sul modo in cui sceglieva gli arbitri, il calcio riprende il suo corso facendo finta di niente. Si fischietta in attesa dei fischi. Eppure, se l’archiviazione dell’inchiesta della Procura di Milano ha tolto ogni rilievo penale della vicenda, ha però lasciato aperta la valutazione della vicenda da parte della giustizia sportiva e anche una scia di pensieri sull’opportunità di certe conversazioni captate nel quadro dell’inchiesta stessa. In questo scenario, sorgono tre domande a cui sarebbe importante avere risposta per affrontare il campionato senza retropensieri e quel tipo di complottismo di cui siamo, noi italiani, indiscussi e incontrastati campioni del mondo. La prima è rivolta a tutta la Serie A e al presidente federale: non rappresenta un grosso rischio iniziare il campionato senza aver fatto chiarezza, sul piano sportivo, su Arbitropoli? Non sarebbe sensato sgomberare il campo, in modo trasparente e definitivo, dal sospetto che qualcuno possa scegliersi gli arbitri o, quanto meno, esercitare una pressione, diretta o indiretta, per scartare quelli sgraditi e indirizzare le scelte del designatore su quelli graditi? È chiaro a tutti che quelle intercettazioni, che riecheggiano ancora molto nel mondo dei tifosi, rappresentano un detonatore in grado di amplificare e inasprire ancora di più le consuete polemiche sugli inevitabili errori? Una parziale risposta a questi quesiti arriva dal silenzio della Serie A sulla questione. Nessun presidente, nessun dirigente, nessun allenatore ha chiesto conto o espresso dubbi pubblicamente o privatamente sulla vicenda.

Aspettando le lamentazioni di chi ora tace

Se ne deve dedurre che a tutti va bene così. Ovvio, questo silenzio verrà, senza ombra di dubbio, rotto dalle “lamentazioni post partita” di chi ora tace e, al primo errore, sbraiterà (naturalmente premettendo che non parla mai di arbitri, ma…). La seconda domanda è rivolta alla giustizia sportiva e ai suoi rappresentanti che ci hanno sempre insegnato come la celerità è la stella polare del loro operato.

È vero che la velocità è un concetto relativo, ma lasciando da parte la fisica e tenendo presente il diritto, vorremmo sapere il perché nell’autunno del 2022, la procura federale scattò fulminea e perseverante per procurarsi le carte penali e chiedere una, davvero inusuale, revocazione della sentenza plusvalenze dell’anno prima e, invece, oggi, su Arbitropoli, si percepisce un atteggiamento più flemmatico e meno spettacolarizzato sotto il profilo mediatico? Ancora una volta si lascia la sgradevole sensazione che la giustizia sportiva abbia svariate velocità e le utilizzi a seconda della società e del tesserato coinvolto o, peggio, della convenienza politica (e le denunce del parlamentare Mauro Berruto sono inquietanti a tal proposito). Un po’ come la mano del leggendario Mario Brega, la giustizia sportiva ha dato l’idea che “po’ esse fero e po’ esse piuma”, insomma non esattamente “uguale per tutti”, come vorrebbe un principio fondamentale della Costituzione Italiana.

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