Editoriale Pino Allievi F1 | Ferrari scialba, problemi nascosti. Antonelli, la fortuna dei campioni
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L'analisi del Gran Premio di Spagna di Madrid, vinto da Andrea Kimi Antonelli
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Pubblicato il 13 Settembre 2026 ore 19:14
6 minuti
Cinque minuti di gara e poi due caffè robusti, miscela arabica, per stare svegli sino alla fine. La Formula 1 decide di regalarsi una pista vicina al centro di Madrid, lo fa con un impianto spettacolare riservato a pochi intimi (meglio 45 mila paganti a cifre salate, con hospitality da tycoon trumpiani, piuttosto che 100 mila tifosi appassionati e sguaiati che magari fanno anche danni) ma alla fine lo show non c’è perché i sorpassi sono impossibili e quindi non succede niente dal quarto giro alla fine.
Uno spettacolo deprimente nel quale ci sono una nota squillante e una stonata. Quella che fa più rumore è l’ottava vittoria di Andrea Kimi Antonelli, protagonista assoluto e vincitore scontato da subito. Quella che fa cadere le braccia è il modo poco corretto col quale la direzione gara ha elegantemente sottratto a Lando Norris una affermazione possibilissima e anche meritata. Lo stesso Antonelli nel giro di rientro è stato onesto e leale quando ha dichiarato di essere stato fortunato.
Il direttore di gara non ha deliberatamente scelto di penalizzare Norris quando ha esposto il segnale della Virtual Safety car nel momento in cui il campione della McLaren era appena passato oltre il traguardo, ma di sicuro ha favorito Antonelli e Verstappen, distanti rispettivamente 6 e 12 secondi, che invece si sono potuti proiettare nei box per cambiare le gomme. A quel punto Norris ha sperato che la Virtual Safety Car, per lo stop di Stroll, restasse esposta per un altro giro, però proprio mentre lui stava entrando nella corsia di decelerazione per montare le Pirelli Hard, la VSC è stata tolta. Una beffa doppia e così Norris si è dovuto rassegnare al terzo posto, perché tentare il sorpasso a Verstappen sarebbe stato un azzardo eccessivo, per uno come lui che ha buoni motivi per temere le reazioni di Max.
Antonelli ha quindi centrato l’ottavo successo, che lo avvicina ancora di più al titolo, grazie a un colpo di fortuna? Neanche per idea. Semplicemente si è trovato, come spesso accade ai campioni, al posto giusto nel momento giusto. Ed ha agito di conseguenza. “Non è il modo in cui avrei voluto vincere“, ha commentato con un genuino slancio di sincerità. Però quando è stato il momento ha avuto il passo che ha fatto la differenza. Proprio i suoi velocissimi ultimi giri fanno venire il sospetto che Norris, al di là dell’ingiustizia, non avrebbe comunque avuto vita facile con un Kimi così determinato alle spalle.
La cosa incredibile è che Antonelli per oltre 30 giri è rimasto nella scia di un inarrendevole Charles Leclerc che doveva ancora effettuare il cambio gomme e con le Pirelli più dure viaggiava alla grande. “Stagli dietro a distanza di sicurezza per non rovinare le gomme e rischiare di scaldare troppo i freni“, gli hanno detto dal muretto Mercedes. Lui ha eseguito e nel frattempo è stato raggiunto da Verstappen e Norris. Proprio in quel momento Leclerc è rientrato ai box per montare le Soft piazzarsi alla fine quarto, rallentato da problemi che non ha voluto spiegare: e Kimi ha potuto finalmente accelerare. Fortunato sì, ma con meriti suoi, sia chiaro.
La Ferrari è quindi stata al comando virtuale per gran parte della gara, sperando che si materializzasse una Safety Car per fare il gran colpo, il che fotografa pure i limiti del Cavallino. In realtà la SF26 è un’ottima macchina ma a Madrid si è visto per l’ennesima volta che la squadra ha dei limiti, che mancano rigore e tante altre cose per puntare in alto, cominciando dallo strano guasto ai freni accusato subito da Hamilton per andare alla nota dolente delle qualifiche, dove basta un decimo per ritrovarsi indietro nella griglia, senza speranza per la gara. Il distacco di Leclerc da Antonelli, 29’’1, spiega più di altre parole la situazione.
Tornando alla gara, tanti complimenti a Madrid che ha allestito un impianto superbo, però bisognava accorgersi in anticipo dei limiti di un tracciato stretto, senza spazi di fuga e con zero possibilità di sorpassi. Invece di continuare a lodarsi, sciorinando ai quattro venti numeri e incassi sempre da record, questa F1 dovrebbe magari badare anche alla sostanza. Discorso inutile: oggi più che mai contano gli introiti, il resto sono lamentele di nostalgici che pensano ancora che lo spettacolo che vale il biglietto venga dal coraggio dai piloti e dalle loro gesta. Non è così, ma noi non ci arrendiamo. E nell’attesa, giù un altro caffè!