Andrea Vescovo, l'allarme della famiglia dal carcere: «Ha perso 25 chili, deve pagare ma non morire»

MESTRE - Aprendo la porta della camera di Andrea Vescovo, trentottenne di Spinea, il tempo sembra essersi fermato. Un letto singolo al centro della stanza e, tutt'intorno, solo ricordi, solo passato. Il peluche azzurro e rosa con l'elmetto giallo, la bambola, i giochi, i trofei sportivi, gli attestati incorniciati, i libri e i film preferiti sullo scaffale della libreria in legno. Sul comodino e sulla cassapanca ci sono le foto del fratello, scomparso anni fa.

Non è solo tutto perfettamente ordinato. È tutto immobile, tutto in attesa. Di mezzo c'è stato l'assassinio di un giovane e la vita di Vescovo si è trasferita nel carcere di Treviso, dove si trova da dopo l'omicidio di Sergiu Tarna, il barman di 25 anni ucciso nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2025 nei campi di Malcontenta.

Il primo ad essere arrestato per quella morte era stato l'ex vigile urbano Riccardo Salvagno, che ha confessato di aver sparato al giovane moldavo. Poi è stata la volta di Andrea Vescovo, accusato di esserne il complice. Le indagini si sono chiuse meno di una settimana fa e Andrea è tornato a parlare di quei fatti anche con la mamma Antonella e il patrigno Claudio. «Non sta dicendo di non aver fatto niente, è ovvio che Andrea fosse là, su questo non ci piove ed è lui il primo ad ammetterlo. Si è fatto trascinare dal vigile e quella è stata la sua fine spiegano loro Ma non ha premuto quel grilletto. Il vigile ha approfittato delle sue fragilità, per quella storia del video. Lui stesso ce lo dice molto spesso: "Salvagno mi ha rovinato la vita. Per quello che ho fatto voglio pagare, ma non può essere un incubo"». La preoccupazione è per la sua salute.

I FARMACI
Il trentottenne, seguito dal Centro di salute mentale dal 2004, da qualche mese non assume la sua terapia farmacologica. Appena entrato in carcere, dopo l'arresto avvenuto proprio in quella casa a distanza di circa una settimana dall'omicidio, l'istituto penitenziario gli aveva fornito una terapia simile, farmaci generici che si avvicinavano a quelli assunti quotidianamente. Poi, da circa sei mesi, tutto è stato annullato. Solo qualche sonnifero. «Ce lo dobbiamo riportare a casa nella bara? chiede il patrigno Claudio, che l'ultimo colloquio con il suo figliastro l'ha avuto mercoledì Nel giro di qualche mese ha perso venticinque chili. È rimasto solo il naso, la mamma stringe un corpo pelle e ossa. È giallo in volto e sembra malato. Ha male ai denti, cammina male, gli si gonfiano le gambe continua Claudio Non mangia o se lo fa, dopo poco vomita. Non regge il cibo, ha le vertigini, problemi intestinali. Il medico del carcere ci ha detto che loro trattano le persone come fossero pazienti, prima che detenuti, ma non pare che sia così. Quando passano per i medicinali e lui chiede qualcosa la risposta è "Vescovo? Per te nulla". Ma se ha fatto qualcosa che paghi con l'isolamento, ma non con le cure negate precisa il patrigno Tutti i sintomi che ha partono dalla mancanza della terapia, ci sono anni di esami che provano le sue fragilità da questo punto di vista. Ci dice di sognare il fratello morto, di sognare il nonno morto, di vedere il volto di Sergiu Tarna continuamente e di avere attacchi di panico. "Apro gli occhi e lo vedo" ci dice, o ci scrive. Ora è diventato un abile scrittore», spiega il patrigno, con orgoglio ma anche con tristezza.

LE LETTERE
Andrea Vescovo da quando è stato arrestato alla famiglia avrà mandato quasi un centinaio di lettere. Dentro c'è tutto, dal dettaglio sul pranzo alle più grosse paure, ai rimpianti. La mamma le raccoglie tutte in una scatola e lo spazio non basta più. Sono i ricordi di una vita ma anche i pensieri rivolti a quella sera e all'uomo che a suo dire l'ha trascinato in quell'errore che ora gli sta costando la libertà. La mamma di Andrea sfoglia le foto del figlio e fa partire anche i video delle interviste in cui si parla del ruolo che lui avrebbe avuto in quell'omicidio: «Non ha premuto lui il grilletto», ripete. Antonella riascolta più e più volte il servizio della televisione in cui questo concetto viene ribadito. «Per farlo devo anche rivedere il volto di quel vigile, purtroppo spiega la donna L'ha trascinato con sé e poi quando ha fatto quello che doveva l'ha minacciato. A mio figlio ha detto "Cado io? Cadi anche tu". Noi abbiamo fatto tutto il possibile perché lui stesse bene, è una sofferenza da tutti i punti di vista. Andrea è rimasto traumatizzato da dopo la morte del padre, nel 2004. Poi suo fratello si è tolto la vita tre anni fa ed è stato uno shock. Noi non vogliamo riportarlo a casa in una bara. Lui ha capito di aver sbagliato, da Salvagno sarebbe dovuto star distante».