Andrea Moretti, l'ultima sera dell'operaio morto al Colosseo. L'amica: «Mi ha sorriso e ha detto: "Ciao vado a lavorare"»
«Andrea era un ragazzo di sani principi, educato, che amava profondamente la sua terra, i cavalli ed era molto legato alle amicizie. La notizia della sua morte rappresenta per tutti noi una grande tragedia». Il ritratto è quello di un ragazzo pieno di interessi, con una vita ancora tutta da vivere, terminata però troppo presto. A raccontarlo è Orlando Persia, sindaco di Crognaleto, il piccolo centro montano in provincia di Teramo dov’è nato e cresciuto l’operaio 22enne caduto da dieci metri d’altezza mentre stava lavorando di notte al Colosseo.
ARTE E MONTAGNA
Andrea Moretti, era originario di una frazione, Tottea, la cui popolazione da ieri è sconvolta. Il sindaco ha già annunciato che proclamerà il lutto cittadino il giorno dei funerali. Nelle ore appena trascorse ha fatto visita ai genitori del giovane operaio, suoi concittadini. «Un dolore indescrivibile che nessun genitore dovrebbe mai provare», ha detto, senza poi aggiungere null’altro del loro incontro. Appassionato d’arte, ma anche di montagna e poi di cavalli, proprio recentemente aveva scelto il lavoro e l’indipendenza economica agli studi. E sul posto che avrebbe dovuto rappresentare per lui un altro passo verso il suo futuro ha trovato invece la morte. Quando ieri mattina la notizia ha raggiunto la piccola frazione di Tottea, popolata da poche centinaia di persone, almeno all’inizio nessuno ha voluto crederci. Poi il telefono ha cominciato a squillare, le persone hanno iniziato a cercarsi, gli amici si sono incontrati. E sono arrivate le lacrime. Quelle di chi Andrea lo ha visto crescere, di chi ha condiviso con lui una parte della propria vita e di chi soltanto pochi giorni fa lo ha salutato senza poter immaginare che sarebbe stata l’ultima volta. «Oggi ho perso un pezzo del mio cuore». A dirlo è Emanuela, la mamma di uno dei suoi più cari amici. Lei lo conosceva bene. Al telefono piange e racconta l’ultimo incontro, avvenuto proprio il giorno prima della tragedia. «Era un ragazzo speciale. Intelligente. Lunedì è venuto a casa a farmi gli auguri per il mio compleanno, poi è scappato perché doveva lavorare la notte». Il turno in cui è rimasto ucciso. «Qui in paese quando abbiamo saputo la notizia ci è crollato il mondo addosso», aggiunge. Una tragedia che ha mandato nello sconforto una piccola comunità dove adesso sono i pochi giovani rimasti il futuro di quei luoghi. E Andrea era proprio uno di loro. Anche negli Stati Uniti hanno letto la notizia e commentato. Come ha fatto Katia, i cui genitori sono entrambi di Tottea, emigrati a Chicago, che ha voluto salutare Andrea, “col suo sorriso contagioso e la sua personalità incredibile”, ricordando quando da bambino se lo era ritrovato fuori dalla porta con un fiore in mano da regalare alla sua nipotina. «Ci mancherà il tuo viso sorridente nel momento in cui torniamo di nuovo a Tottea», termina il post.
SORTE PERFIDA
E pensare che la sua famiglia, circa trent’anni fa, aveva già dovuto fare i conti con un altro infortunio sul lavoro, fortunatamente non mortale, che aveva coinvolto il papà di Andrea, Fabrizio, rimasto invalido. Ma lui non era soltanto il giovane operaio che lavorava nei cantieri. Aveva una sensibilità diversa, coltivata fin da ragazzo: la passione per l’arte. Un amore che lo aveva spinto a frequentare persino l’accademia di Belle Arti di Firenze. Un percorso che aveva intrapreso con entusiasmo e che avrebbe potuto condurlo verso un futuro completamente diverso. Recentemente aveva però deciso di lasciare quegli studi per andare a lavorare con un’impresa edile sempre di Tottea. Una scelta fatta per diventare economicamente autonomo, per costruirsi una propria strada. Ed era orgoglioso del lavoro che aveva trovato. Anche perché quel lavoro, stavolta, lo aveva portato in un posto speciale. Un luogo che per lui aveva un significato particolare ed era anche motivo di vanto. Una coincidenza che oggi appare quasi crudele.
© RIPRODUZIONE RISERVATA