«Andiamo verso una crisi difficile da prevedere», l'allarme di Mario Tozzi sul cambiamento climatio

La crisi climatica sta entrando in una fase in cui diventa sempre più difficile prevederne gli effetti. È l'allarme lanciato dal geologo e divulgatore Mario Tozzi durante Agorà, su Rai 3, dove ha parlato dell'impatto dei combustibili fossili, della necessità di accelerare la transizione energetica e dei limiti delle strategie basate soltanto sull'adattamento.

«Stiamo velocemente andando verso una crisi climatica i cui risultati finali sono molto difficili da prevedere», ha spiegato Tozzi, sottolineando che l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto all'epoca preindustriale appare ormai sempre più difficile da rispettare.

«L'adattamento non basterà»

Secondo Tozzi, prepararsi alle conseguenze del cambiamento climatico non è sufficiente se contemporaneamente non vengono ridotte le emissioni di gas serra. Il rischio, ha spiegato, è che le opere e le misure pensate oggi per adattarsi al nuovo clima diventino rapidamente insufficienti. «Se non mitighiamo, cioè se non interveniamo sulle emissioni clima-alteranti, rischiamo di avere degli adattamenti che poi non saranno più utili perché saranno superati», è il ragionamento del geologo.

La tecnologia può aiutare a prevedere gli eventi estremi e a individuare le aree più esposte, ma per Tozzi non può sostituire la riduzione delle emissioni.

Il punto centrale, dunque, resta intervenire sulle cause del riscaldamento globale e non soltanto sulle sue conseguenze.

Pannelli solari, prima le aree già compromesse

Un altro tema affrontato durante la trasmissione è stato quello del rapporto tra transizione energetica e consumo di territorio. Tozzi non ha messo in discussione la necessità di sviluppare le fonti rinnovabili, ma ha sottolineato l'importanza di scegliere con attenzione dove installare gli impianti. L'indicazione è privilegiare superfici già compromesse, come le cave, e le coperture degli edifici, evitando quando possibile di occupare aree naturali.

Il principio vale anche per l'eolico e per i luoghi di particolare valore paesaggistico. «Le pale eoliche sul Colle dell'Infinito di Leopardi è meglio non mettercele», ha detto il geologo, sottolineando allo stesso tempo il carattere modulare delle rinnovabili, che possono essere utilizzate anche per soddisfare direttamente i consumi delle abitazioni.

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