Analisi F1 Monza | Antonelli affonda le speranze Ferrari (e di Hamilton)
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L'analisi del Gran Premio d'Italia magistralmente vinto da Andrea Kimi Antonelli
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Pubblicato il 6 Settembre 2026 ore 19:00
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Kimi conquista Monza e i cuori degli italiani
Incredibile ma vero. E il discorso va oltre, perché a questo punto ci si chiede dove potrà mai arrivare Andrea Kimi Antonelli quest’anno, tra dieci anni, in un futuro ancora più lontano. E’ persino superfluo sottolineare che parliamo di un fenomeno paragonabile solo ai più grandi di ogni tempo come Prost, Senna, Schumacher, Hamilton, eroi che hanno esaltato le folle ottenendo risultati fuori dal comune, fuori dalla logica, come ha fatto Antonelli conquistando Monza partendo dalla diciannovesima posizione e – anche – trascinando nel tripudio il popolo ferrarista che era rimasto in silenzio, mortificato da come Leclerc era finito contro il muro e da Hamilton che arrancava senza speranza, lontano persino dalla lotta per il podio.
Grazie alla Mercedes, Antonelli ha fatto palpitare il cuore degli italiani, conquistati per la prima volta da una macchina di un colore diverso dal rosso, con un team guidato da un manager come Toto Wolff assimilato alla nostra cultura e arricchito da tanti tecnici del nostro Paese – come Simone Resta, “premiato” con la cerimonia del podio – che hanno trovato nella squadra tedesca la possibilità di riscattarsi e mostrare un valore che da noi non era stato apprezzato.
A questo punto Antonelli vola dritto verso il titolo mondiale, benché nessuno sappia ancora quante gare manchino alla fine. I suoi diretti rivali sono rassegnati, cominciando da George Russell, il compagno di squadra staccato di 61 lunghezze, per andare a Hamilton, scivolato a 76 punti. Russell è stato surclassato sul piano della velocità nonostante una corsa perfetta, sempre con le Pirelli Hard. Fosse stato fermato lui per il pit stop quando c’è stata la Virtual Safety Car, magari le cose sarebbero andate diversamente, ma proprio Russell, con grande sportività, ha riconosciuto la superiorità di Kimi e i rischi di una strategia in qualunque caso azzardata.
…e la Ferrari?
Ma chi poteva immaginare che Antonelli sarebbe stato capace di una impresa del genere, impreziosita da 26 sorpassi? Nessuno. Anche perché ci si aspettava una Ferrari da prima posto. E invece, dopo tanti proclami improntati al massimo ottimismo, a fine gara – in un clima di surreale incredulità – abbiamo sentito Fred Vasseur dichiarare che Monza era considerata, all’interno del team, la gara più difficile della stagione per il Cavallino.
La realtà è che il motore Aduo 2 non ha offerto nulla di più del precedente e il sesto posto di Hamilton, a quasi mezzo minuto dalla Mercedes, è il piazzamento peggiore della stagione, pari solo a quelli altrettanto deludenti di Suzuka e Miami. E poi c’è stato l’erroraccio di Leclerc con lo spaventoso incidente al secondo giro, ma ancora prima c’era stata la collisione, per colpa sua, con Hamilton, a dimostrazione di uno stato d’animo tutt’altro che tranquillo e di una disciplina che all’interno della squadra non c’è.
E’ colpa di Vasseur che non sa imporsi o sono i piloti che disobbediscono? Ci piacerebbe saperlo. E poi non c’è una macchina capace di vincere e persino incapace di fare una pole position che pareva accessibilissima, perché la Ferrari sabato è stata beffata nientemeno che dalla Alpine, con Flavio Briatore che, con molti meno mezzi, ha ripreso a far soffrire il Cavallino.
Tornando al mondiale, Monza ha dato, a meno di miracoli, un colpo da ko alle speranze iridate di Maranello. Vasseur ha annunciato una riunione a bocce ferme per discutere del grande tonfo, ma dinanzi a una situazione così imbarazzante sarebbe il caso che fossero i vertici, ossia John Elkann e Benedetto Vigna, a intervenire prendendo in mano energicamente la situazione, perché in questo modo non si può andare avanti. E anche se magari arriverà qualche vittoria, non pare siano state create le basi per far immaginare quella inversione di tendenza che aspettiamo da anni.