America's Cup, Borgonzoni: «Nel mese delle regate 2027 per i visitatori della kermesse musei aperti gratuitamente»
«L’America’s Cup avrà sicuramente un effetto non soltanto su Napoli, ma su tutta l’Italia. È una vetrina incredibile che si apre sul nostro Paese e sulla città. Per noi, come ministero della Cultura, rappresenta anche un’occasione per mostrare le nostre bellezze: Napoli ne è un esempio straordinario e la Campania possiede un patrimonio enorme. Saremo presenti già durante le pre-regate e poi accompagneremo Sport e Salute in tutti gli appuntamenti che ci porteranno all’America’s Cup 2027, proprio per raccontare il nostro patrimonio». Così la sottosegretaria al ministero della Cultura Lucia Borgonzoni.
In che modo sarete presenti?
«Abbiamo iniziato questo percorso insieme a Sport e Salute perché pensiamo che, così come lo sport dovrebbe entrare nelle prescrizioni mediche, anche la cultura possa diventare una vera e propria prescrizione sociale, come accade da oltre vent’anni in Inghilterra e non solo. Ci sono dati che mostrano come la fruizione culturale possa avere effetti positivi anche sulla spesa sanitaria. È un percorso che abbiamo avviato con i Mondiali di skateboard a Roma e che ora prosegue con l’America’s Cup».
Cosa avete previsto per Napoli?
«Avremo uno spazio nel villaggio e proporremo due video. Il primo racconta le bellezze della Campania e sarà proiettato anche sui maxischermi: ci saranno Baia, il San Carlo e una serie di luoghi e patrimoni anche meno scontati della regione. Il secondo racconta invece una storia poco conosciuta legata alla prima radiocronaca dell’America’s Cup, realizzata da Guglielmo Marconi nel 1899 per il New York Herald attraverso il telegrafo. Le informazioni arrivavano a New York e poi a San Francisco, dove i movimenti delle barche venivano riprodotti per il pubblico su un grande telo. Di quella esperienza si è conservato anche un piccolo frammento registrato da Edison. Racconteremo quindi anche questo legame tra Marconi, il mare e l’America’s Cup. Ci saranno inoltre due grandi immagini dedicate all’Apollo Citaredo e al Putto con Delfino, due opere provenienti da Pompei ed esposte al Mann, e personale che illustrerà ai visitatori il patrimonio della Campania».
Ci saranno altre iniziative in vista dell’America’s Cup?
«Sì, ed è un progetto che svilupperemo da qui alle regate del prossimo anno. Organizzeremo per i rappresentanti dei team e per le loro famiglie visite guidate gratuite, anche in lingua, all’interno dei musei statali. Vogliamo portarli a conoscere direttamente il nostro patrimonio. Inoltre, nel mese dell’America’s Cup apriremo gratuitamente i musei statali ai visitatori dell’evento, come avevamo già fatto a Roma in occasione dei Mondiali di skateboard. Prevederemo un biglietto riconoscibile all’interno dei musei e costruiremo un vero circuito capace di unire sport e cultura».
L’America’s Cup può quindi diventare un modello di promozione culturale del Paese?
«Sì. Sport e cultura devono legarsi sempre di più e insieme a Sport e Salute stiamo lavorando perché questo connubio diventi sempre più stretto. È anche un modo per la cultura di aprirsi alle nuove generazioni e raggiungere un pubblico che normalmente frequenta meno i luoghi culturali. Con lo skateboard, per esempio, abbiamo portato al Colosseo ragazzi di 13 anni arrivati dall’altra parte del mondo: ne sono rimasti affascinati e poi lo hanno raccontato e promosso. È una contaminazione straordinaria.
Sport e cultura, inoltre, fanno entrambi bene alle persone. E naturalmente c’è anche l’aspetto turistico: eventi di questa portata portano persone sui nostri territori e noi dobbiamo essere capaci di conquistarle attraverso la cultura».
Dopo le regate resteranno Bagnoli e le infrastrutture. Dal punto di vista culturale, quale dovrebbe essere il lascito dell’America’s Cup?
«Innanzitutto il racconto di Napoli. Dobbiamo essere bravi a presentare la città al meglio a tutti i turisti che la vedranno attraverso le regate. È questo il compito delle istituzioni nazionali e locali in occasione dei grandi eventi: mostrare il territorio al massimo delle sue potenzialità».