America's Cup a Napoli, Andrea Abodi ai microfoni del Mattino: «Napoli e Roma, la chance per le Olimpiadi è concreta. Diamo prova di efficienza»

«Bellissimo, meraviglioso, emozionante, entusiasmante». Il ministro dello Sport Andrea Abodi, in visita allo stand de Il Mattino nel Race Village del Lungomare Caracciolo, usa queste parole per descrivere la giornata dedicata alle vele e alla Louis Vuitton America's Cup.

Quale valutazione dà dell'evento?

«Sono queste le occasioni nelle quali si riesce a mostrare un’effettiva unità di intenti. Il merito è anche del Governo, mentre noi siamo soggetti attuatori. Ci abbiamo creduto e abbiamo lavorato perché questa sfida diventasse concreta. Come a Caivano: sfide lanciate, impegni rispettati in tempi brevi e il risveglio di un’emozione continua e crescente nella città. Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione tra Comune e Regione e a una trasformazione urbana sostenuta dalle risorse messe a disposizione dal Governo».

Un modo di lavorare apprezzato dai neozelandesi e non solo...

«Non basta scegliere i luoghi: bisogna costruire l’evento nell’evento, spettacolarizzarlo, umanizzarlo e renderlo accessibile e fruibile per tutti. Quando siamo andati in giro per l’Italia per raccontare questo progetto, secondo me, in cuor loro, molti avevano già Napoli come riferimento. Ma non era sufficiente arrivare sul lungomare. Così, come a suo tempo ci eravamo presi l’impegno di portare le vele nelle periferie, lo abbiamo fatto concretamente a Caivano. Per noi è questa l'America's Cup: è socialità, è la popolazione locale che si unisce a un pubblico straordinario, composto da centinaia di migliaia di persone, e a turisti italiani e stranieri».

Quanto è centrale lo sport nella strategia del Governo?

«È parte integrante della linea di indirizzo che ho dato sin dall’inizio del mio mandato. Questo percorso si è ulteriormente consolidato con l’inserimento dello sport nella Costituzione. C’è poi un soggetto attuatore come “Sport e Salute” che traduce gli indirizzi in operatività quotidiana, intervenendo nelle periferie, nelle scuole, a favore delle persone più fragili e delle fasce di età più avanzate. Stiamo investendo anche sulle parrocchie. Complessivamente sono 56 milioni di euro tra infrastrutture e attività legate allo sport, mentre c’è un investimento di un miliardo di euro sulle palestre scolastiche. L’America’s Cup è soltanto una parte di un progetto più ampio».

Napoli punta anche all'Europeo di calcio...

«Un Europeo senza Napoli sarebbe una contraddizione, ma c'è una competizione e ci sono anche altre città che hanno lo stesso obiettivo. Napoli ha tutte le caratteristiche per candidarsi. Anche un avvenimento come l'America's Cup può contribuire a far comprendere quanto sia importante che Napoli rientri nel portafoglio dei grandi eventi. Mi auguro che il nucleo delle città ospitanti possa arrivare a sei stadi: è un auspicio personale perché la valutazione finale spetta all’Uefa».

Dall'America's Cup al pessimo esordio di Mancini sulla panchina della Nazionale...

«Ha un bel lavoro da fare. In questa fase credo che la pazienza sia una buona consigliera, nella misura in cui si possiedono un progetto, un programma, un percorso e una bussola ben precisa. Farei tesoro anche delle esperienze negative del passato. Il Belgio è una realtà di grande valore, ma questa partita non può essere una cartina di tornasole. Diamo un po' di tempo a Mancini e ai suoi ragazzi, sia a quelli presenti oggi sia a quelli che emergeranno. In questo momento ciò che manca è la fiducia e quando nello sport viene meno la fiducia diventa più difficile raggiungere i risultati. I fischi? Va bene, purché restino costruttivi».

Anche le questioni federali rischiano di incidere sul lavoro della Nazionale?

«Le questioni federali non devono condizionare la squadra. Non c’è niente di personale e non c’è niente di politico: c'è lo sport con le sue regole. Qui discutiamo di regole che sono state definite dal Coni. Bisogna raffreddare la tensione: non c'è una prospettiva tragica. Le regole ci sono, ma quando diventano troppo interpretabili possono generare tensioni. È necessario trovare il modo di riportare tutto dentro un quadro chiaro».

Lei ha sempre sostenuto il valore dei grandi eventi come strumenti di sviluppo. Pensa che Roma e Napoli possano candidarsi per le Olimpiadi?

«Arriverà il momento in cui sarà possibile configurare una candidatura e presentarla al Cio. In questo quadro c’è naturalmente anche la competizione internazionale e il tema della rotazione dei continenti. Tra il 2036 e il 2040 l'Italia potrà avere la possibilità di giocarsi le proprie carte».