Allarme per il corteo degli studenti, raccolta firme per vietarlo sul Corso di Senigallia

SENIGALLIA Scatta la petizione in centro storico. Commercianti e residenti temono che il quartiere possa essere messo a ferro e fuoco durante la manifestazione del 30 ottobre. Molti esercenti vogliono salvaguardare le proprie attività, vetrine in particolare, e chi ci abita preservarne le bellezze. Oltre a prevenire danni, preoccupa anche l’aspetto della pubblica incolumità.

L’apprensione

È un'iniziativa partita da Corso 2 Giugno ma destinata a estendersi rapidamente alle altre vie, dove l'apprensione è altissima: il ricordo dei recenti cortei degenerati in devastazioni, serrande divelte e vetri infranti a Milano, Bologna e Torino fa paura, e nessuno vuole che Senigallia rischi di subire la stessa sorte. Per questo motivo hanno deciso di unire le forze per difendere il cuore della città.

La manifestazione, organizzata dagli studenti, si annuncia come pacifica ma non vorrebbero che qualche facinoroso si imbuchi creando scompiglio. In prima linea a guidare la mobilitazione e a raccogliere le firme c'è Nicola Moretti, titolare dell’attività Panfritt & Scartozz su Corso 2 Giugno.

«Non è una mia iniziativa – chiarisce subito -. Nasce da molti commercianti - non tutti per essere corretti - e da diversi residenti che mi hanno chiesto di farmi portavoce di questa esigenza. C’è preoccupazione, e anch’io la condivido, quindi mi sono messo a disposizione per raccogliere le firme».

Moretti ha così scelto di farsi carico delle ansie del quartiere, trasformandole in un'azione formale e condivisa che vedrà a breve la consegna del documento ai vertici delle istituzioni locali. La lettera-diffida, allegata alla raccolta firme in corso, verrà infatti inviata prima del 30 ottobre al sindaco, alla Giunta, al Commissariato, ai carabinieri e alla polizia locale. Nel testo si chiede in modo perentorio di vietare il passaggio e la sosta del corteo studentesco lungo Corso 2 Giugno e all'interno del centro storico, imponendo un percorso alternativo esterno. Come ribadito da Moretti e dai promotori, non si tratta di negare il diritto di manifestare, ma di impedire una leggerezza che metterebbe in grave pericolo la sicurezza e il lavoro di chi vive la città ogni giorno.

«Non vogliamo negare agli studenti di manifestare – conclude l’esercente – è un loro diritto che non contestiamo, ma lo facessero fuori dal centro storico. Solo questo chiediamo». Chi vorrà aderire potrà recarsi presso la sua attività per firmare il documento e sostenere la voce di chi teme degenerazioni e chiede solo che la protesta si svolga in altre zone della città, più facilmente gestibili, fuori dalle antiche mura urbiche.