Allarme influenza, picco anomalo e tardivo in Australia: ecco cosa succederà da noi e come riconoscere i sintomi
L'inverno è finito, ma i casi di influenza sono in aumento in Australia, lì dove anche dall'Europa viene studiato l'andamento per capire gli effetti che si avranno qui. Gli esperti sanitari dieci giorni fa hanno avvisato che il rischio di infezione era ai suoi massimi. Un picco, dicono, stranamente tardivo rispetto al solito. Nelle due settimane terminate il 6 settembre, il rapporto australiano sul tema ha registrato 31.650 casi di influenza registrati, con un aumento del 27,2% rispetto al periodo precedente.
Nello stato di Victoria, le "notifiche" di influenza sono aumentate di circa il 400% nelle ultime sette settimane, con l'influenza A che rappresenta la maggior parte dei casi. Gli accessi al pronto soccorso per infezioni respiratorie acute sono aumentati del 25% nello stato di Victoria nelle ultime sei settimane, principalmente a causa di bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni. La responsabile sanitaria dello stato, Caroline McElnay, ha spiegato che la stagione influenzale «è arrivata più tardi rispetto agli anni precedenti, e i casi continuano ad aumentare con l'avvicinarsi della primavera».
Perché l'influenza australiana è arrivata in ritardo e quando sarà il picco

James McCaw, epidemiologo presso l'Unità di Dinamica delle Malattie Infettive dell'Università di Melbourne, ha confermato che l'inizio della stagione influenzale del 2026 è stato «decisamente in ritardo» rispetto ai tipici picchi invernali. Nel 2026 sono stati registrati finora 130.355 casi di influenza, il 62,6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. «Non conosciamo a sufficienza la biologia e l'epidemiologia dell'influenza per sapere esattamente perché ciò accada. È insolito, ma non significa che la malattia sia più grave o più lieve, si manifesta solo in ritardo», ha detto. La responsabile sanitaria del Queensland, Marianne Gale, ha spiegato che questa «stagione influenzale più insolita» potrebbe essere dovuta al numero record di casi registrati lo scorso anno. «In più abbiamo avuto anche una seconda ondata del ceppo "Super-K" proveniente dall'Europa tra dicembre e gennaio», ha detto in un comunicato il mese scorso. «Questi fattori modificano l'immunità della popolazione all'influenza, il che probabilmente spiega perché quest'anno stiamo assistendo a una stagione influenzale diversa dal solito». Patrick Redding, direttore del Centro di collaborazione dell'OMS presso il Doherty Institute, ha detto che i picchi di contagi di fine stagione potrebbero essere influenzati dai cambiamenti climatici, dall'aria secca, dall'aumento delle attività sociali al chiuso e dalla copertura vaccinale «a macchia di leopardo» che incide sull'immunità di gregge.
Quali sono i ceppi influenzali

Secondo McCaw, l'influenza B è rimasta a livelli molto bassi per tutto l'anno, lasciando l'influenza A (H3N2) come principale responsabile dell'attuale impennata di casi. Mentre la pandemia di A (H3N2) si sta stabilizzando, una seconda ondata di influenza A (H1N1) sta causando un aumento dei casi in Victoria e nel Nuovo Galles del Sud. Poiché il virus continua a diffondersi, gli esperti sanitari raccomandano la vaccinazione come metodo più efficace per prevenire forme gravi della malattia e alleggerire la pressione sui pronto soccorso ospedalieri.
Sintomi da riconoscere e segnali di allarme

Influenza, Covid-19, RSV e altri virus respiratori possono presentarsi in modo simile, specie inizialmente. all’inizio. Ecco le differenze fondamentali. L'influenza (e non parliamo del "semplice" raffreddore) compare in modo brusco e con questi sintomi chiari: febbre alta (spesso oltre 38–38,5 °C), soprattutto nei primi giorni, dolori muscolari e articolari intensi, senso di spossatezza profonda, mal di testa e brividi, tosse secca, mal di gola, a volte con irritazione delle vie respiratorie, stanchezza marcata. Nei bambini può portare vomito, diarrea e nausea. Stanchezza marcata, che può persistere anche dopo la scomparsa della febbre.
La differenza con il Covid e altre infezioni
Quando si hanno questi sintomi, invece, si può sospettare Covid-19 e provvedere ad altri esami: perdita o alterazione di gusto e olfatto, dispnea (fiato corto) che peggiora, dolore toracico, respiro accelerato, difficoltà ad alimentarsi nei lattanti e bambini piccoli: possono indicare bronchiolite da RSV o altre forme gravi.
Ultimo aggiornamento: lunedì 28 settembre 2026, 00:18
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