Alex Schwazer allena Gianna Nannini: «Lei è molto molto metodica. Non la devi motivare per fare allenamenti specifici. Più che altro devi frenarla»

Metti un pomeriggio a Trento con sul palco di Piazza Duomo Alex Schwazer e Gianna Nannini. Sì, l'ex marciatore e la rocker. Pensateli nel pieno dell'allenamento per il triathlon. Di questo parlano al Festival dello Sport. Si sono conosciuti a Merano e lei gli ha chiesto di allenarla.

«Gli ho chiesto se mi avrebbe potuta allenare per la prossima gara di triathlon. E lui mi ha detto sì. Da lì è nato tutto. Una grande professionalità, rara nel mondo dello sport. Io non sapevo chi fosse Alex, sono sincera, ma mi è rimasto impresso appena l’ho visto», ha detto Gianna Nannini. «Lei è molto molto metodica. Allenarla è molto facile, perché non è l'atleta che devi motivare per fare degli allenamenti specifici. Più che altro devi frenarla», ha aggiunto Schwazer che ha partecipato cono la moglie a un concerto della cantante a Berlino. «Un'esperienza stupenda. Sul palco è così come l'avete vista, mentre in allenamento è molto seria, parla poco».

Le mie veritàNella foto Furio Zara Gianna Nannini.

Le mie veritàNella foto: Furio Zara, Gianna Nannini.Michele Lotti - Archivio Ufficio Stampa PAT

«Credo che lui debba allenarsi per fare quello che faceva prima. E se non glielo fanno fare, ce la metteremo tutta per farglielo rifare. Deve tornare a gareggiare. Perché se non lo fa… mi arrabbio», ha aggiunto Gianna Nannini concludendo: «Voglio convincere anche Alex a fare triathlon». Lui si è già tirato indietro: «Non posso fare triathlon. Mi sa che non mi hai mai visto nuotare. Sono come Fantozzi».

Prima dell'arrivo della cantante sul palco era salito solo l'ex marciatore intervistato da Furio Zara. Impossibile non parlare della sua carriera, culminata con l'oro nella 50 kilometri a Pechino, e anche della positività all’EPO del 2012, prima dei giochi di Londra, di quella mai ammessa del 2016 e dell'ultima, il 26 aprile durante una gara in Germania. «Io avrei voluto tanto essere a Tokyo, gareggiare la 50 km. Era l’ultima occasione. Gli anni passano; lo sportivo ad alto livello non lo puoi fare fino a 50 anni. Dal 2016 non sono mai mancato a nessuna udienza, ho partecipato attivamente a tutto quanto. Lì (anche se ha detto di essere stato spesso male in tribunale ndr) ti rendi conto che devi lottare per una cosa che non hai fatto mentre adesso tu dovresti fare l'esatto contrario, cioè gareggiare perché te lo meriti. Da solo è difficile da accettare. Se avessi saputo che dal 2016 sarebbe stata una battaglia di questo tipo, probabilmente avrei rinunciato subito. Sono stato molto assente a casa, o se c’ero, pensavo più alla provetta che ai miei figli. Non lo farei più ora. Adesso, rispetto a mia moglie, io sono quello che dice sempre di sì ai bimbi».

Chi non è mai mancato, dice, è proprio sua moglie. Non solitudine sul piano privato, ma per il resto ne ha incrociata tanta. «Lei è molto intelligente e molto tollerante, e non mi ha mai rimproverato di nulla. Per quanto riguarda lo sport italiano, o comunque anche l'ambiente sportivo, sì. Perché lì a un certo punto ero morto e tutto quello che potevo fare dopo non contava più nulla» ha detto.

Le mie veritàNella foto Alex Schwazer.

Le mie veritàNella foto: Alex Schwazer.Michele Lotti - Archivio Ufficio Stampa PAT

Il caso più recente ha appena avuto una svolta. Schwazer ha deciso di sottoporsi alle controanalisi sul campione B nell’ambito della nuova contestazione di positività all’EPO. «Sto abbastanza bene anche se le ultime settimane sono state particolari perché è spuntata una positività cui devo rispondere e quindi sto cercando di capire un po’ di cose, il che costa tante energie. Non ho mai richiesto la prova B, sono disponibile per ragioni procedurali e perché l’agenzia antidoping tedesca ha aperto alla possibilità di valutare un esame con un metodo loro per la prova B. E mi aspetto un risultato importante».