Aldo Moro, 110 anni dalla nascita dello statista ucciso dalle Br

Centodieci anni fa nasceva Aldo Moro, leader democristiano, fondatore del partito e membro della Costituente, rapito e ucciso dalle Brigate rosse nel 1978. Moro fu il principale teorico e fautore del "compromesso storico" per la collaborazione di governo con i comunisti, insieme al leader del PCI Enrico Berlinguer.

Gli inizi

Nato a Maglie, in provincia di Lecce, nel 1916, figlio di un ispettore scolastico e di un'insegnante elementare. Il suo impegno in politica iniziò precocemente durante gli anni di studi. Fu presidente della FUCI dal 1939 fino alla chiamata alle armi e poi a capo del Movimento laureati cattolici. Contribuì come fondatore alla nascita della Democrazia cristiana, di cui fu uno dei rappresentanti nel quadro della Costituente. Fece parte della Commissione dei 75 che si occupò di redigere le parti della Carta relativamente ai diritti dell’uomo e del cittadino. In tutte le legislature sedette alla Camera dei deputati. Parallelamente alla politica, continuò il percorso accademico. Si laureò all’Università di Bari con una tesi su “La capacità giuridica penale” e divenne in seguito professore di diritto penale nello stesso ateneo tra il 1948 e il 1964 e successivamente di istituzioni di diritto e procedura penale a Roma. Nel 1945 si sposò con Eleonora Chiavarelli, dalla quale ebbe quattro figli: Maria Fida nata nel 1946, Anna ne 1949, Agnese nel 1952 e Giovanni nel 1958.

La carriera politica

Nel quinto governo De Gasperi ricoprì il ruolo di sottosegretario agli Esteri esprimendo vicinanza alle posizioni di Dossetti. All’inizio degli anni Cinquanta presiedette il gruppo parlamentare della DC, rivestendo la carica di ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni, della Pubblica Istruzione nei governi Zoli e Fanfani. Il 1959 fu anno importante in cui fu eletto segretario della DC, essendo la sua una figura di mediazione tra la corrente fanfaniana e quella dorotea. In questa carica si trovò alla testa del partito negli anni complessi della crisi del centrismo e del dibattito sull’apertura a sinistra ai socialisti. Una linea impostasi con il congresso democristiano di Napoli del 1962. Come presidente del Consiglio dal 1963 al 1968, guidò tre governi consecutivi in cui si affermò il progetto di centrosinistra sebbene con le crisi del 1964 e 1966 la spinta propulsiva e riformista si spense. Tornò più volte nelle vesti di ministro degli Esteri e di nuovo presidente del Consiglio nel biennio 1974 -1976), rinsaldando la linea già formalizzata nel ‘69 come  "strategia dell'attenzione" verso il partito comunista, con lo sguardo rivolto alla prospettiva del "compromesso storico" tra i due partiti avversari. Il suo ruolo di mediatore si consolidò negli anni in cui ricoprì la carica di presidente del consiglio nazionale della DC, a partire da 1976) sullo sfondo del governo di solidarietà nazionale, anche detto "della non sfiducia" (luglio 1976 - marzo 1978). 

Il rapimento e la morte

Il 16 marzo 1978, giorno del varo del quarto governo Andreotti che stava per incassare il voto di fiducia con l’appoggio esterno del PCI, a conclusione di una complessa crisi politica legata all'ingresso dei comunisti nella maggioranza, venne  rapito a Roma, in via Fani, da un commando delle Brigate rosse che uccise gli uomini della scorta. Durante il sequestro, durato 55 giorni e che ebbe l'obiettivo di colpire quello che definivano "il cuore dello Stato" bloccando l'allargamento ai comunisti, Aldo Moro scrisse più di quattrocento pagine tra lettere, annotazioni, testamenti, biglietti e il memoriale, costituito dalle risposte agli interrogatori dei brigatisti e mai pervenuto in forma originale. Di fronte al rapimento la politica e la stampa si divise tra contrari e favorevoli alla trattativa con i terroristi. Gli appelli alla clemenza, tra cui quello di Paolo VI che si rivolse ai brigatisti utilizzando l'espressione "vi prego in ginocchio", e del segretario generale dell'ONU, e del Partito socialista italiano, che fu la principale forza politica pro trattativa, rimasero inascoltati. Prevalse la linea della fermezza e l'attività investigativa non fu risolutiva. Il corpo di Moro fu fatto rinvenire il 9 maggio 1978 nel portabagagli di una Renault 4 rossa in via Caetani, nel centro di Roma.