Al Jamaica di Milano la storia della città si disegna sulle tovagliette
Le tovagliette di carta dello storico Bar Jamaica a Milano diventano piccole opere d'arte. Ritratti di Piero Manzoni, schizzi di Dario Fo, profili di Ornella Vanoni. A firmarli è l'illustratore Jacopo Ascari che, insieme a Velasca e il locale di via Brera 32, ha dato vita a "Libera Università ", una mostra visitabile fino al 1° dicembre nel dehors del Jamaica, sui tavolini rotondi dove per oltre un secolo si sono seduti artisti, scrittori e musicisti.
Il progetto mette in dialogo tre modi diversi di raccontare Milano: quello del locale, che quella memoria l’ha vissuta; quello dell’artista, che la restituisce attraverso il disegno; e quello di Velasca, che Milano ce l’ha nel sangue e persino nel nome, omaggio alla sua celebre torre. Il brand affianca così Jamaica e Ascari in un progetto che dalla memoria si traduce anche in oggetti, con una capsule collection dedicata.
Milano si racconta in tre voci: Jamaica, Ascari e Velasca
Il Bar Jamaica è un'istituzione milanese dal 1911, nel cuore di Brera. Tra i suoi frequentatori più o meno abituali, artisti come Piero Manzoni e Lucio Fontana, scrittori e intellettuali come Alberto Arbasino e Luciano Bianciardi, designer come Joe Colombo ed Ettore Sottsass, fotografi come Ugo Mulas e Alfa Castaldi, registi e attori come Dario Fo e Mariangela Melato, autori e compositori come Enzo Jannacci e Gino Paoli, interpreti come Paolo Tomelleri e Ornella Vanoni.
È questa memoria che Jacopo Ascari prende e trasforma in immagini. L’illustratore sceglie le storiche tovagliette di carta del Jamaica come superficie narrativa, portando sui piccoli tavoli del locale i volti dei suoi frequentatori, i dettagli degli interni e frammenti della Brera di allora. Ma anche qualcosa di meno letterale, quelle che il progetto chiama “memorie metafisiche”, immagini capaci di evocare l’atmosfera e l’immaginario del Jamaica non limitandosi solamente alla ricostruzione storica.
In questo dialogo Velasca si inserisce sin dal principio condividendone la stessa matrice milanese. Il brand di calzature, nato a Milano nel 2013, ha costruito la propria identità attorno alla manifattura italiana e a un rapporto diretto con chi acquista i suoi prodotti, eliminando gli intermediari. Anche il nome guarda alla città, arriva dalla Torre Velasca, uno dei suoi simboli architettonici più riconoscibili. E proprio il rapporto con Milano, con i suoi luoghi, la sua storia e i suoi mestieri, è parte dell’identità del marchio.
«Ci ha conquistato il tratto di Jacopo Ascari: il suo sguardo sulla città, capace di raccontarne l’anima con una prospettiva nuova, profondamente legata alle sue radici», spiegano Jacopo Sebastio, fondatore di Velasca, e Ludovico Bertè, Creative Brand Director. «Milano per Velasca non è solo innovazione, ma una storia che ci appartiene: fatta di luoghi, mestieri e dettagli che vogliamo continuare a tramandare nel tempo. Con Ascari abbiamo trovato il giusto linguaggio».
Se il Jamaica conserva una memoria collettiva e Ascari la interpreta attraverso il disegno, Velasca contribuisce a trasformare quel racconto in qualcosa che può uscire dal locale e continuare a circolare nella città. In occasione del vernissage del 16 settembre, il brand ha presentato infatti una capsule realizzata con Ascari e Jamaica: t-shirt, tovagliette in tessuto e un set di tazzine da caffè, tutti in edizione limitata e disponibili negli store milanesi di Velasca.
«Largo ai giovani. E non solo», dice Micaela Mainini, titolare del Jamaica, parlando di un luogo che continua a voler essere aperto alle idee e alla creatività. «Largo alle idee, alla creatività, e a tutti coloro che hanno il coraggio e il talento per esprimerle. Attraverso l'arte, le parole, la musica. Il Jamaica è pieno di storia e di storie, ma anche di mondi immaginari e utopie d'artista, è uno spazio ideale e allo stesso tempo concreto di libertà. Accoglie tutti, come una casa, ma con le porte sempre aperte affacciate sulla strada».
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Dopo gli studi universitari in relazioni internazionali e un master in Fashion communication & brand management inizia subito a lavorare nella moda a Milano. Scrive a tempo pieno per diverse testate occupandosi di moda, business, beauty e lusso e design. Grazie all’occhio per le ultime tendenze e alla conoscenza del settore maturata nell’editoria lavora anche come stylist per il luxury e-commerce Mytheresa.


