Agricoltura in ebollizione: "Caldo torrido e siccità, la frutta si sta cuocendo". E anche le api soffrono

A sinistra l’apicoltore Alberto Toni, in. alto a destra Federica Facciani, presidente della Strada dei vini e dei sapori dei Colli di Forlì e Cesena. Sotto l’agricoltore Sandro Calisesi

A sinistra l’apicoltore Alberto Toni, in. alto a destra Federica Facciani, presidente della Strada dei vini e dei sapori dei Colli di Forlì e Cesena. Sotto l’agricoltore Sandro Calisesi

"Se non piove entro Ferragosto, i frutti cominceranno a cuocersi, perché le piante sono arrivate al limite". Nelle parole di Sandro Calisesi, agricoltore di Montiano, non c’è pessimismo, ma la consapevolezza che questa torrida estate sta mettendo in ginocchio una delle produzioni simbolo dell’agricoltura romagnola: la frutticoltura. A patire gli effetti delle temperature estreme non è, però, soltanto la frutta estiva, ma anche la vigna, gli ulivi, i cereali e le api. Secondo un’analisi presentata nei giorni scorsi da Confagricoltura, l’estate 2026 presenterà al settore agricolo italiano un conto superiore a 1,5 miliardi di euro tra perdite produttive, maggiori costi e riduzione delle ore lavorabili. Calisesi si reca nei suoi campi prima dell’alba per poter lavorare in condizioni lievemente più confortevoli, sebbene le temperature fatichino a scendere, ormai, persino in piena notte. "Stiamo godendo ancora dei benefici della primavera che, almeno in Romagna, è stata una stagione soddisfacente – spiega – Ma siamo ormai al limite e il caldo non sembra intenzionato a mollare la presa: se continua così, la frutta estiva che dovrebbe maturare in questo periodo, come le susine, si cuoce direttamente sulla pianta. E sarà compromessa anche la prossima stagione, perché le gemme non andranno avanti". Chi dispone di un bacino privato per la raccolta d’acqua piovana può ancora permettersi di irrigare: tutti gli altri – e sono la maggioranza – devono assistere impotenti alla perdita del raccolto, strozzato da settimane di siccità ostinata. Nei vigneti non va certo meglio: lo conferma Federico Facciani, titolare dell’azienda agricola "La castellana", tra Cesena e Bertinoro, e presidente della Strada dei vini e dei sapori dei Colli di Forlì e Cesena. "Anticiperemo la vendemmia di almeno dieci giorni rispetto alle scorse annate, il via sarà intorno a Ferragosto: non era mai successo prima d’ora – dichiara – Ricordo un caldo simile nel 2017: in quell’annata la mia produzione fu dimezzata, perché i grappoli si erano ‘prosciugati’ già sulla pianta. Se quest’anno ripeteremo la stessa performance, mi riterrò quasi fortunato". Lo stress idrico – che costringe le piante assetate a prelevare acqua dalle foglie e dai grappoli, ‘prosciugandoli’, appunto – genera anche un altro danno collaterale: aumenta il grado zuccherino dell’uva e, di conseguenza, la gradazione alcolica del vino. "I vini troppo alcolici, però, non piacciono più e il consumo sta calando drammaticamente, complice anche il caldo estivo". I numeri parlano, in effetti, di un trend di riduzione dei consumi già consolidato da un paio d’anni, tanto che, in occasione di Vinitaly 2026, è emersa per la prima volta, tra gli addetti ai lavori italiani, l’esigenza di rinunciare a produrre grandi quantità di vino, perché il consumo interno non riesce più a sostenere i volumi a disposizione.

A fare compagnia agli agricoltori cesenati, al mattino presto, ci sono anche le operaie per eccellenza: le api. Costrette dalle alte temperature, infatti, "hanno ridotto le ore di lavoro, concentrandole alle prime luci dell’alba – argomenta Alberto Tonti, apicoltore cesenate – Sono, dunque, meno produttive proprio nel periodo dell’anno per loro più impegnativo, la stagione estiva. A ciò si aggiunge la difficoltà nel reperire acqua, che le spinge spesso a inoltrarsi in luoghi abitati - come i balconi, le fontanelle cittadine o le piscine – spaventando, loro malgrado, le persone. Il caldo eccessivo, inoltre, ‘prosciuga’ e fa seccare i fiori, privandole del nutrimento. Non dimentichiamo, infine, che, all’aumentare delle temperature, le api devono lavorare il doppio per generare quella ventilazione in grado di rendere più vivibili le loro case, cioè gli alveari".

Maddalena De Franchis