Agguato a Pimonte, ucciso il boss Raffaele Afeltra: era tornato in libertà, chi era

Forse lo stavano aspettando da tempo. Nascosti oltre una curva, tra la fitta vegetazione e la conformazione impervia della montagna. Un luogo che, per chi conosce ogni sentiero e ogni stradina dei Monti Lattari, può trasformarsi in un perfetto punto d'appostamento. Raffaele Afeltra, 69 anni, detto “’o Burraccion”, stava percorrendo con la sua Panda una stradina scoscesa che conduce alla sua proprietà. Poi la trappola. Appena l’auto è comparsa oltre la curva, gli assassini sarebbero usciti dal nascondiglio e avrebbero aperto il fuoco. Quattro colpi esplosi, secondo le prime ricostruzioni. Forse un fucile, forse più armi. Una raffica che non ha lasciato scampo allo storico esponente della criminalità di Pimonte. Afeltra sarebbe stato crivellato mentre era ancora alla guida, senza neppure avere il tempo di rendersi conto di essere finito in un agguato preparato nei dettagli. Una vera e propria esecuzione, consumata in uno degli angoli più impervi dei Monti Lattari.

LE INDAGINI

Sul posto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Castellammare e gli investigatori della Dda impegnati nelle indagini. Toccherà agli accertamenti balistici stabilire con precisione il tipo di arma utilizzata e il numero dei colpi esplosi, mentre la ricostruzione delle ultime ore di vita di Afeltra sarà fondamentale per provare a individuare chi abbia organizzato l’agguato. Il movente, al momento, non è accertato. E proprio questo rende ancora più delicata la lettura dell’omicidio. Perché Raffaele Afeltra non era un nome qualunque nella storia criminale dei Monti Lattari. Il suo nome attraversa quattro decenni di vicende giudiziarie e di sangue.

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Stagioni terribili, durante cui la guerra di camorra provocò decine di vittime e trasformò le montagne alle spalle di Castellammare in uno dei principali teatri della criminalità organizzata campana. Nel 2014 era tornato libero dopo aver scontato una precedente condanna definitiva per associazione mafiosa. Poi, pochi anni dopo, il suo nome sarebbe tornato al centro di una nuova importante indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. È il 5 dicembre 2018 quando scatta l’operazione Olimpo. Afeltra riesce a sottrarsi alla cattura e comincia una latitanza durata circa tre mesi. La Direzione investigativa antimafia ha successivamente ricostruito la vicenda, indicando Afeltra come capo del gruppo che si era sottratto all’arresto. Il 23 marzo 2019 la fuga termina. Afeltra si presenta nel carcere di San Gimignano, in provincia di Siena, e si costituisce. La sua posizione era legata, nell’ambito dell’inchiesta, a contestazioni di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini avevano ricostruito una serie di rapporti e pressioni esercitate sul territorio dei Lattari, con particolare attenzione alle attività economiche e imprenditoriali.

IL PROFILO

Il nome di Afeltra compariva inoltre nelle carte investigative relative ad alcuni interessi edilizi e imprenditoriali tra Pimonte, Agerola e Santa Maria la Carità. Nel 2019, la stessa Direzione investigativa antimafia sottolineava come l’operazione Olimpo avesse consentito di ricostruire la pressione estorsiva esercitata dai gruppi criminali nei confronti di imprenditori e commercianti dell’area stabiese e dei Monti Lattari. Per Afeltra quella vicenda giudiziaria si sarebbe conclusa con una nuova condanna definitiva per estorsione. Dopo la lunga permanenza in carcere, era tornato libero.

Un’esecuzione che, per dinamica, ricorda altri agguati consumati negli ultimi anni sui Monti Lattari. Esattamente un anno fa, il 29 agosto 2025, a Gragnano venne assassinato Alfonso Cesarano. Fu raggiunto da cinque colpi di pistola mentre rientrava a casa in scooter, in via Cappella della Guardia. Cesarano, ritenuto vicino al clan Di Martino, era agli arresti domiciliari con permesso di lavoro. Un omicidio per il quale, poche settimane dopo, tre persone furono fermate con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso. Prima ancora, nel febbraio 2024, era toccato a Ciro Gargiulo, 60 anni, considerato dagli investigatori vicino agli ambienti del narcotraffico dei Lattari. Tre omicidi, tre storie diverse, contesti criminali che possono essere differenti. E proprio per questo gli investigatori evitano, almeno per ora, di stabilire collegamenti automatici.