«Agenti sempre più psicologi ed educatori» - L'Unione Sarda.it
L’intervista.
09 agosto 2026 alle 00:45
Imbimbo dopo otto anni lascia le Volanti, «termometro della società che cambia»«In otto anni e mezzo ci sono stati forti cambiamenti in città sul fronte della microcriminalità: sono aumentati gli episodi imprevedibili, dovuti a problemi di salute mentale, condizioni di fragilità e dipendenza da sostanze stupefacenti e alcol. Per questo, oltre a fare i poliziotti, gli agenti delle volanti devono essere anche psicologi, educatori e sociologi. E devono fare tutto rapidamente prima che la situazione possa degenerare». Massimo Imbimbo, 49 anni, lascia la scrivania da dirigente dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico con un piccolo record: a livello nazionale il suo percorso è tra quelli più lunghi come periodo svolto continuativamente a capo di diversi reparti, in particolare la Squadra Volante, la vera palestra per chi vuole diventare un poliziotto.
Arrivato l’8 gennaio 2018 è rimasto in carica fino a poche settimane fa. Ma non ha lasciato la città: ora, con il questore Rosanna Lavezzaro, è arrivata la nomina a dirigente della Divisione Polizia Anticrimine sempre nella questura cagliaritana.
Sentimenti contrastanti per questo nuovo incarico?
«Normale che ci sia un po’ di dispiacere a lasciare l’Upgsp e in particolare le volanti. Anche perché quando era nella questura di Roma, ho lavorato sulle pantere per dieci anni. Quindi due terzi della mia carriera sono con la Squadra volante. Ringrazio tutti gli agenti, il questore D’Angelo che mi aveva messo a dirigente l’Upgsp e ora il questore Lavezzaro per l’occasione di poter migliorare il mio percorso nella Polizia di Stato».
In questi otto anni abbandonati gli interventi delle volanti in città sono cambiati di molto?
«Abbastanza. Prima c’erano diversi reati come scippi e furti su auto, oltre allo spaccio di droga. Ora le dinamiche sono cambiate. Gli interventi avvengono soprattutto per situazioni imprevedibili, in particolare nelle abitazioni per violenze e maltrattamenti. E i poliziotti devono essere tempestivi nel gestire migliaia di eventi potenzialmente pericolosi, cercando di riportare la quiete ed evitando di usare la forza. Anche con i minorenni: crescono infatti gli interventi con minori responsabili di reati o comportamenti al limite».
Repressione, ma soprattutto prevenzione e aiuto dunque?
«Quando un agente entra in una casa non sa mai cosa si può trovare davanti. E crescono anche gli interventi per richieste di aiuto da parte di persone in difficoltà. Si entra sempre in una storia che non si conosce: per questo i poliziotti delle volanti sono un termometro della società che cambia».
Un intervento che le è rimasto impresso?
«Due poliziotti hanno arrestato un uomo per reati in ambito familiare. Il tutto è avvenuto davanti ai due figli piccoli. Gli stessi agenti poi, negli uffici della questura, hanno giocato con i bambini cercando di restituire ai piccoli un po’ di normalità. La tecnologia viene incontro al lavoro della Polizia, ma è determinante sempre il fattore umano dell’agente. I ntuito, occhio critico e umanità non potranno mai essere sostituiti».
Ha gestito anche il periodo del Covid: cosa ricorda?
«Il peso della responsabilità nell’occuparti degli spostamenti delle persone e di situazioni critiche».
Le volanti cosa rappresentano per lei?
«Una storia d’amore. Ora il telefono squillerà meno perché non esistevano feste nè orari: mi impegnavo nell’interesse del personale. Come dirigente ho sempre sentito il peso enorme della responsabilità per ogni intervento svolto dagli agenti. Temevo sempre per la loro salute. Sono però convinto che ogni poliziotto debba fare un periodo a bordo di una volante nel suo percorso di crescita».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

