AfD, cade il tabù del dopoguerra: gli elettori scelgono un partito di ultradestra
Il muro è caduto. In Sassonia-Anhalt l'AfD ha vinto le elezioni regionali con il 44,4% dei voti, oltre il doppio del 20,8% ottenuto nel 2021, staccando di oltre 25 punti una CDU ferma al 18,4%. È il risultato più alto mai raggiunto da un partito di estrema destra in un'elezione statale tedesca dal secondo dopoguerra, e apre per la prima volta nella storia della Repubblica federale la possibilità concreta che un governo regionale sia guidato da un partito le cui credenziali democratiche sono tutt’altro che scontate.
A incarnare la vittoria è Ulrich Siegmund, 35 anni, capolista dal profilo studiatamente rassicurante: giovane, telegenico, presente ovunque sui social, oltre 707mila follower su TikTok, in un Land che conta poco più di 2 milioni di abitanti. Dietro il tono bonario, però, un percorso politico tutt'altro che moderato: Siegmund era tra i partecipanti all'incontro segreto di Potsdam del novembre 2023, dove esponenti della destra radicale discussero l'espulsione di massa dei cittadini di origine straniera, la "remigrazione". La sezione regionale del partito è già classificata dai servizi interni come estremista e minaccia per l'ordine democratico, un giudizio che l'AfD contesta nei tribunali ma che nel frattempo è stato esteso a livello nazionale.
Un risultato del genere non nasce dal nulla: affonda in un radicamento che nell'ex Germania Est dura ormai da anni, in territori dove il lavoro manca più che altrove, circa l'8% di disoccupazione contro il 6% nazionale. In questo scenario gli slogan di Siegmund intercettano meno la crisi economica in sé e più uno stato d'animo: la percezione, in interi pezzi di elettorato, di non rischiare più nulla nel cambiare voto.
La partita non si gioca solo sui numeri elettorali. Il partito ha trasformato la cultura in un campo di battaglia identitario, contrapponendo alla linea istituzionale una propria idea di "politica culturale patriottica" e promettendo di tagliare i fondi a quella che bolla come produzione "anti-tedesca".
Leggendo il loro programma emergono non solo concetti come la "remigrazione" e lo smantellamento del diritto d'asilo, ma persino la separazione scolastica dei bambini in base al rendimento, eliminando i progetti di inclusione per i disabili.
Un programma che ha poco o nulla a che vedere con il conservatorismo o il recupero di una presunta tradizione, è un progetto di società fondato sulla selezione di chi appartiene alla comunità nazionale e di chi, invece, deve esserne allontanato.
Sullo sfondo resta il nodo più delicato per la memoria storica del Paese: il rifiuto, da parte del partito, dell'elaborazione tedesca sull'Olocausto, liquidata nei documenti ufficiali come un "culto della colpa" da cui affrancarsi.
C'è poi una dimensione che va oltre i confini del Land: quella della sicurezza. La regione ospita installazioni militari tedesche, e il ministro della Difesa Boris Pistorius ha messo in guardia sul rischio che esponenti di un partito storicamente vicino a Mosca possano avere accesso a informazioni sensibili, in un momento in cui Berlino sta rafforzando la propria postura difensiva nei confronti della Russia. A questo si aggiunge il peso istituzionale che un governo regionale AfD porterebbe al Bundesrat, la camera che rappresenta i Länder: non più solo voce di opposizione, ma potere di condizionare da vicino le scelte del governo federale.
Resta da sciogliere il dilemma più scomodo per la CDU. Il cosiddetto ‘muro tagliafuoco’ ha impedito finora ogni alleanza istituzionale con l'AfD, ma non ha frenato la sua crescita nei sondaggi nazionali, dove sfiora un tedesco su tre. Da qui il rischio di due derive opposte: la tentazione, che circola nell'ala più a destra della CDU, di iniziare a collaborare su singoli provvedimenti pur di arginare l'emorragia di consensi; oppure la consapevolezza che normalizzare un partito che punta a ridefinire il rapporto tra istituzioni, minoranze e informazione significherebbe concedergli proprio quella legittimazione che finora gli è mancata. Il punto, più che la tenuta del muro, è il malessere percepito dagli elettori e l’insofferenza per una politica fatta di riti ma non di soluzioni che è alla base del consenso scivolato verso l'AfD.
I partiti tradizionali, che per decenni hanno rappresentato il baricentro politico della Germania, hanno perso la capacità di dare una risposta convincente alle paure e alle aspettative degli elettori. Il malessere non è di per sé estremista, lo è, certamente, la cura che un partito dalle evidenti simpatie neonaziste propone per curarlo ed è con quello che tutta la Germania si troverà a dover fare i conti da domani.