Admiral Nakhimov, la nave da guerra russa torna operativa dopo 28 anni: a bordo anche i missili ipersonici
La Admiral Nakhimov si prepara a tornare operativa. L'incrociatore a propulsione nucleare della Marina russa ha concluso le prove in mare e dovrebbe entrare ufficialmente in servizio nelle prossime settimane, al termine delle ultime verifiche. Per la flotta russa si tratta del completamento di uno dei più importanti programmi di ammodernamento mai realizzati su una nave da combattimento di superficie dopo la fine dell'Unione Sovietica.
Le caratteristiche
L'unità, lunga 251 metri e con un dislocamento di circa 28mila tonnellate a pieno carico, appartiene alla classe Kirov. Le sue dimensioni e la quantità di sistemi d'arma imbarcati la collocano tra le più grandi e potenti navi da combattimento di superficie attualmente operative. Il percorso per riportare la Admiral Nakhimov in condizioni operative è stato particolarmente lungo. La nave è stata nuovamente messa a galla il 25 luglio 2025, dopo un periodo di lavori durato anni. Nell'agosto dello stesso anno ha poi lasciato il porto utilizzando per la prima volta dopo 28 anni la propria propulsione La fase conclusiva dei test in mare è iniziata il 1° giugno. Il 21 luglio l'incrociatore è rientrato nel porto di Severodvinsk dopo una nuova serie di prove. Alla fine di luglio il comandante in capo della Marina russa, l'ammiraglio Alexander Moiseyev, aveva spiegato che la nave si trovava nelle ultime fasi dei test successivi alla modernizzazione, con controlli completi sui suoi sistemi prima dell'ingresso ufficiale nella flotta. L'obiettivo indicato dalla Marina è quello di completare il processo entro la fine del 2026.
Propulsione nucleare e grandi dimensioni
La Admiral Nakhimov nasce da un progetto sviluppato in un periodo in cui l'industria navale sovietica disponeva di capacità molto avanzate nella costruzione di grandi unità da combattimento. La classe Kirov si distingue non soltanto per le dimensioni, ma anche per la complessità della progettazione e per la capacità di affrontare missioni prolungate lontano dalle basi. La nave utilizza due reattori nucleari KN-3 collegati a turbine a vapore, per una potenza complessiva di circa 140mila cavalli all'asse. La propulsione nucleare riduce la necessità di effettuare rifornimenti frequenti e consente all'unità di sostenere lunghe permanenze in mare. A bordo sono inoltre disponibili strutture per l'impiego di fino a tre elicotteri pesanti, utilizzabili anche per attività di collegamento e rifornimento.
Una nave pesantemente armata
Uno degli elementi più rilevanti della Admiral Nakhimov è rappresentato dal sistema missilistico. L'incrociatore è stato progettato per disporre di una consistente capacità di difesa aerea, con 96 missili a lungo raggio associati al sistema S-400. A questi si aggiungono 80 celle per missili da crociera, tra cui i missili ipersonici Zircon. L'armamento permette alla nave di svolgere missioni di attacco e di difesa, aumentando il suo ruolo all'interno dello schieramento navale russo. La propulsione nucleare consente inoltre di raggiungere una velocità massima indicata in circa 32 nodi, un valore particolarmente elevato per una nave di queste dimensioni.
Un programma durato oltre dieci anni
Il ritorno della Admiral Nakhimov in mare arriva dopo un programma di ammodernamento molto più complesso del previsto. I primi contratti per i lavori erano stati firmati nel 2013, con l'entrata in servizio inizialmente programmata diversi anni prima rispetto alla situazione attuale. L'intervento si è progressivamente trasformato in una ricostruzione quasi completa della nave. Sono stati sostituiti o aggiornati numerosi elementi, dai sistemi di combattimento ai sensori, passando per le apparecchiature elettroniche, le reti di cavi e una parte consistente dei macchinari interni. L'aumento della complessità dei lavori ha fatto lievitare anche i costi e ha spostato più volte la data prevista per il completamento. Il progetto, protrattosi per oltre un decennio, ha richiesto un notevole impiego di risorse economiche e industriali. Il peso dell'operazione ha avuto conseguenze anche sui programmi futuri della Marina russa: i piani per sottoporre a un intervento analogo l'altro grande incrociatore della classe Kirov, il Pyotr Velikiy, sono stati infatti cancellati.
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