Addio a Ryū Murakami, osservatore implacabile dell'ombra del Giappone e della contemporaneità
Un paese notturno, attraversato da corpi inquieti, desideri fuori controllo, solitudini che non trovano una lingua per raccontarsi. È stato questo luogo oscuro e vischioso il Giappone di Ryū Murakami, scrittore, regista e osservatore implacabile delle zone d'ombra della contemporaneità, morto oggi a 74 anni. La notizia della sua scomparsa è stata annunciata dalla casa editrice Gentosha, che ha pubblicato Murakami fin da suoi esordi. Che avvenne nel 1976, quando aveva appena 24 anni. Allora, Murakami esordì con la sua opera più celebre, Blu quasi trasparente, un romanzo destinato a scuotere la letteratura giapponese. Ambientato tra giovani che vivono ai margini della società, tra droghe, sesso e musica rock, il libro restituiva l'immagine di una generazione sospesa tra l'euforia della libertà e l'impossibilità di immaginare un futuro. Vinse il premio Akutagawa, uno dei più importanti riconoscimenti letterari del Giappone, e trasformò il suo autore in una delle voci più radicali della narrativa del dopoguerra.
Un altro titolo di rilievo è Nella zuppa di miso, che accompagna il lettore nel quartiere a luci rosse di Tokyo attraverso le vicende di un giovane coinvolto in una storia inquietante. Il romanzo gli valse il Premio Letterario Yomiuri. Nei suoi libri, la violenza non è soltanto una provocazione narrativa, ma uno strumento per indagare le cause del disagio e dell’esclusione. I personaggi si confrontano con solitudine, disuguaglianze e conflitti con le regole sociali. Accanto alle atmosfere più cupe, lo scrittore ha saputo utilizzare anche l’ironia, come in 69, romanzo che rievoca la ribellione giovanile attraverso il rock e la cultura degli anni Sessanta.
La provocazione, tuttavia, per Murakami è stata una sorta di metodo. Lo scrittore e regista, guardava, infatti, ciò che la rispettabilità borghese preferiva lasciare fuori campo: la violenza nascosta dietro il benessere, l'alienazione dietro il consumo, la fragilità dietro l'apparente emancipazione dei corpi. Nei suoi romanzi, la trasgressione non promette necessariamente una liberazione, e, meno romanticamente, può essere anche solo il sintomo di un vuoto, il tentativo disperato di sentire qualcosa in un mondo che sembra aver smesso di offrire significati. Con Coin Locker Babies, pubblicato nel 1980, questa intuizione assume una forma ancora più radicale. Due bambini abbandonati in armadietti automatici di una stazione crescono portando con sé la ferita originaria del rifiuto. La loro storia diventa una parabola feroce sull'identità, sull'esclusione e sulla difficoltà di trovare un posto in una società che produce individui e insieme li respinge. È un romanzo visionario, quasi apocalittico, nel quale la rabbia privata si trasforma in una contestazione dell'intero ordine sociale.
Anche il cinema appartiene al suo universo. Con Tokyo Decadence, film molto erotico e molto sensuale del 1992 (indimenticabile la copertina che, ricordo, sbriciavo nelle videoteche e che vedeva una donna in tenuta bondage appoggiata a una vetrata che domina sulla metropoli giapponese, ed entrambe sono belle e pericolose e sole), Murakami ha portato sullo schermo una Tokyo lontana dall'immagine rassicurante della metropoli del futuro. Quella Tokyo, la sua Tokyo era un paesaggio di desideri, rapporti di potere e solitudini, dove il corpo diventa insieme merce, linguaggio e campo di battaglia.
Nel 1994 pubblicò Il mondo cinque minuti dopo, immaginando una realtà in cui il Giappone non si era arreso durante la Seconda guerra mondiale. Nel 2003 si rivolse invece ai più giovani con Ciao lavoro per i tredicenni, una guida dedicata a oltre 600 professioni, pensata per aiutare i ragazzi a individuare un futuro partendo dalle proprie passioni. Il volume superò 1,8 milioni di copie vendute. Nel 2005 arrivarono altri importanti riconoscimenti: il Premio Letterario Noma e il Premio Culturale Mainichi per Lascia la penisola, romanzo che conferma l’interesse dell’autore per le tensioni politiche e le fragilità del sistema giapponese. Negli ultimi decenni Murakami aveva continuato a interrogare la società anche al di fuori della letteratura, conducendo per quasi vent'anni Cambria Palace, un programma televisivo dedicato all'economia e ai protagonisti del mondo imprenditoriale giapponese. Un'attività che conferma quanto il suo sguardo fosse rivolto non soltanto agli individui, ma anche ai meccanismi che organizzano le loro vite.
