Addio a Marchioro. Il leggendario mister che portò la Regia in A è morto a 90 anni

Oltre il tempo e oltre il mito, il suo ricordo riecheggerà in eterno nelle anime e nei cuori granata. La città di Reggio piange Giuseppe ‘Pippo’ Marchioro. Il leggendario allenatore e ‘padre’ della Reggiana più bella e vincente di sempre si è spento ieri all’età di 90 anni a Cesena, dove viveva nella casa della figlia Letizia. Il suo nome resterà legato indissolubilmente alla nostra comunità e in particolare allo stadio ‘Mirabello’, dove ha scritto pagine indimenticabili e fatto avvicinare al ‘pallone’ intere generazioni.

Arrivato alla ‘Regia’ nell’estate del 1988 riuscì ad aprire un ciclo che ancora oggi resta memorabile e probabilmente irripetibile per contenuti e stile. Prese la squadra in Serie C, portandola in Serie B al primo colpo e poi la condusse fino alla prima storica promozione in Serie A, arrivata il 16 maggio del 1993 grazie al pareggio esterno al ‘Manuzzi’ di Cesena (1-1 reti di Sacchetti e Hubner).

Quella squadra era dinamica, coinvolgente, modernissima rispetto al calcio di allora. Un orologio perfetto, costruito con le intuizioni del direttore sportivo Renzo Corni e con l’appoggio politico-dirigenziale del compianto presidente Ermete Fiaccadori: uomini, oltre che professionisti, di grande spessore che formarono un assetto vincente. Altrettanto storica anche la salvezza del primo maggio 1994, una giornata entrata nel mito: un esodo di oltre 10mila reggiani verso lo stadio ‘San Siro’ per testimoniare un’impresa. Il successo sul Milan di Capello, già campione d’Italia, fu sancito dal gol di Max Esposito e dalla ‘mano di Dio’ di Taffarel, il portiere con il cuore diviso a metà tra l’estasi dell’impresa calcistica e lo strazio per la morte del connazionale Ayrton Senna, avvenuta poche ore prima sul circuito di Imola.

Dopo quel miracolo, di fatto, si conclusero i sei anni di Pippo in granata e la società passò nelle mani di Dal Cin. Marchioro fu infatti esonerato ad ottobre dopo un inizio difficilissimo con un punto conquistato in otto partite. Successivamente andò al Genoa, ma nulla fu mai più come prima, né per noi né per lui, che nel ’97 chiuse la sua lunga esperienza in panchina dopo altre esperienze con Venezia e Triestina.

Fortissimo anche il legame con il Cesena, portato addirittura fino al sesto posto in Serie A nel 1976. Un risultato talmente clamoroso che gli valse la qualificazione in Coppa Uefa e la successiva chiamata del Milan, squadra della sua città natale, dove però non ebbe fortuna, venendo esonerato alla fine del girone d’andata. Non trascurabile il suo passato da calciatore che – dopo essere cresciuto proprio nelle giovanili rossonere – sviluppò soprattutto tra Pro Patria, Pro Vercelli, Varese, Catanzaro e Legnano. Era un attaccante intelligente e scaltro, non un bomber di prima fascia, ma certamente un giocatore rispettabile e stimato.

L’ultimo contatto diretto tra l’indimenticato mister e il popolo reggiano avvenne nel 2019, quando assieme a tanti ex e amici – tra cui il compianto William Vecchi – fece un giro di campo trionfale al ‘Città del Tricolore’ ricevendo l’ovazione di tutto il pubblico presente. Nelle ultime occasioni in cui avevamo sentito il tecnico, un paio di anni fa, la sua voce era stanca e i ricordi un po’ sfuocati, ma bastava nominare qualcuno dei ‘suoi ragazzi’ – come li chiamava affettuosamente lui – per restituire colore agli aneddoti e vitalità ai pensieri.

Alla tristezza per l’addio di ‘Pippo’ si aggiunge quello per un pezzo di vita di tutti noi che se ne va via assieme a lui. Il tecnico è un simbolo di un tempo che purtroppo non tornerà, ma che proprio grazie a figure come la sua verrà custodito per sempre nello scrigno dei ricordi più preziosi.

I funerali si terranno domani alle 10 alla Chiesa della Madonna delle Rose di Cesena, a due passi da dove abitava.