Addio a Gianni “Yannino” Dettori Mimo e artista del trasformismo - L'Unione Sarda.it
Il lutto.
11 agosto 2026 alle 00:35
L’attore cagliaritano è morto a 62 anni per una grave malattiaA Gianni Dettori bastavano nove secondi per trasformarsi; così Monica Vitti poteva lasciare il posto a Sandra Mondaini, Giorgio Gaber a Ettore Petrolini. Bastavano un costume, una parrucca, un gesto, una canzone. Poi Yannino tornava a essere Yannino.
O forse non aveva mai smesso di esserlo. Cagliari dice addio a Gianni Dettori, attore, mimo e trasformista, uno dei volti più originali della scena cittadina, scomparso a causa di una lunga malattia dopo oltre quarant’anni vissuti sul palcoscenico. E se il trasformismo è l’arte di diventare continuamente qualcun altro, il suo piccolo paradosso è stato riuscire a farlo restando sempre riconoscibile.
Negli anni Ottanta Dettori fonda il duo comico Giancarlotta, approdando in Rai grazie allo sguardo sempre attento di Pippo Baudo, e attraversando una stagione dello spettacolo in cui cabaret, televisione, teatro e locali dialogavano con maggior libertà di oggi. Dal 1997 porta in giro per l’Italia il "Gianni Dettori Show", costruito intorno a quella straordinaria macchina teatrale che era il suo corpo. I riferimenti erano Lindsay Kemp e soprattutto Paolo Poli, ma nel repertorio potevano convivere Gaber e Petrolini, Mina e Édith Piaf, Lola Falana e Monica Vitti. Teatro, mimo, cabaret, en travesti, rivista: Dettori mescolava linguaggi senza preoccuparsi delle etichette, passando con naturalezza dal comico al drammatico.
E grazie a Videolina, attraverso la trasmissione dei Lapola, dal 2009 le sue interpretazioni entrarono nelle case di tutti i sardi.
«Gianni era un artista autentico, capace di attraversare il cabaret, la performance e la recitazione con una cifra personalissima», ricorda il regista Giovanni Coda, di rientro da Berlino per partecipare oggi, alle 15, alla cerimonia di commiato nella sala del Cimitero di San Michele, a Cagliari. «Perdo un amico, un compagno di tante avventure e un artista che ha lasciato un segno profondo nella mia vita e in quella di tantissime persone».
Raccontare Dettori significa infatti raccontare anche Cagliari, soprattutto quella degli anni Ottanta e Novanta, attraversata da musicisti, attori, performer, locali e tribù che si incontravano e si contaminavano. Una città forse più provinciale e insieme sorprendentemente più libera.Non è un caso che proprio questa doppia storia, quella di un uomo e quella della sua città, sia diventata il cuore di “Kasteddu Free Night”, il docufilm che Coda gli ha dedicato che ora si trova in post-produzione. Materiali d’archivio e testimonianze per raccontare Dettori e, attraverso di lui, quarant’anni di trasformazioni culturali cagliaritane.
La sua ultima apparizione pubblica risale al 27 giugno, durante il Sardegna Pride, chiamato a raccontare quella Cagliari degli anni Ottanta entrata anche nelle pagine de “Gli indegni” di Francesco Abate. Due cori cantarono per lui alcuni brani simbolo di quegli anni, trascinando nell’abbraccio la città riunita al Parco della Musica.
Yannino ha aspettato il giorno di San Lorenzo per andarsene, lasciando un vuoto nel mondo della cultura e dello spettacolo, stretto nel cordog lio per la sua perdita; proprio la notte in cui tutti alzano gli occhi per cercare nel cielo qualcosa che brilla e subito scompare.
Lui, trasformista fino all’ultimo, ha fatto il contrario: è scomparso, ma resta e resterà nel nostro firmamento.
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