Addio a Franco Baresi, uomo e leggenda (oltre) il calcio

Werner Herzog, raffinato regista di Fitzcarraldo e documentarista appassionato, di Franco Baresi una volta disse: «Non c’è stato mai nessun altro giocatore che ha capito così bene fisicamente lo spazio». A Baresi, scomparso a 66 anni dopo una lunga malattia, era stato chiesto dal Corriere della Sera che effetto gli avesse fatto un apprezzamento simile, al che lo storico capitano del Milan aveva risposto: «Sono rimasto molto sorpreso. Non è un uomo che si occupa di sport per lavoro. Che sappia chi è Franco Baresi è curioso, anche se, certo, la cosa mi ha riempito di gioia. Ci siamo anche conosciuti e abbiamo parlato a lungo». Una strana coppia, quella che ci restituisce questo scambio e che immaginiamo immersa in una lunga conversazione, ma Franco, all'anagrafe Franchino, è stato sì un uomo di sport, ma anche di curiosità e apertura verso il mondo e la vita. Uno che fin da piccolo ha saputo sognare, nonostante la realtà in cui gli era toccato nascere fosse arida di prospettive.

Baresi nacque, infatti, l'8 maggio del 1960 in una campagna povera del bresciano, all'interno di una famiglia molto umile, con il bagno fatto nella tinozza messa nella stalla perché lì, d’inverno, faceva più caldo. «E non le dico del “prete” - raccontava due anni fa al Corriere, in occasione dell'uscita del suo secondo libro Ancora in gioco - cioè quella specie di attrezzo di legno nel quale si metteva un catino pieno di braci per far riscaldare il letto freddo. È vero, non era facile sognare per un bambino nato in una famiglia contadina e cresciuto in un casale, tra mucche e trattori. Ma mia madre Regina era una donna che curava minuziosamente la pulizia e l’ordine di noi figli». Del calcio non ha saputo nulla per un po', Baresi, perché, raccontava, «non guardavamo la tv, figuriamoci andare allo stadio. Io non sapevo nemmeno chi fossero Pelé o Cruijff. Poi però, a dieci anni, mi capitò di vedere quella che per noi italiani ancora oggi è la partita, cioè la semifinale contro la Germania ai Mondiali del Messico. Una folgorazione. Cominciai allora a sognare».

«Tutto nasceva dalla passione di ogni giorno - spiegava Baresi al Corriere - Noi cominciammo a giocare nell’aia del casale con un pallone di cuoio, poi un giorno arrivò un prete, don Piero Garbella, che ci incoraggiò a seguire i sogni. Il calcio vero cominciava alla maniera contadina: coltivando i ragazzi nei luoghi dove erano nati, osservandoli nel cortile degli oratori. All’Unione Sportiva Oratorio Travagliato c’era la regola di andare a dormire alle 10 di sera. Io lo faccio ancora adesso».

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Beppe e Franco Baresi

Dal Milan alla Nazionale: una carriera entrata nella storia del calcio

Da quel momento tutto è andato veloce, per Franco Baresi e per suo fratello, amatissimo, Beppe, che a differenza sua andò all'Inter, così da farli scontrare nella partita più succulenta dell'anno, cioè il derby. Vengono entrambi notati dagli osservatori delle due squadre meneghine, e da lì inizia la carriera dell'uomo che ad oggi è stato (e probabilmente, visto l'impianto del calcio moderno, rimarrà) il capitano del Milan per il maggior numero di stagioni: 15, dal 1982-83 al 1996-97. Il calcio gli ha portato anche l'amore, quello di tutta una vita, perché l'amata moglie Maura Lari la conobbe in una delle trasferte in Toscana. «Maura serviva ai tavoli del ristorante Piccolo Alleluja di Montevarchi. Era la figlia del proprietario. Il massaggiatore del Milan, Paolo Mariconti, si accorse che io guardavo rapito quella bellissima ragazza bionda. E allora mi tirò la volata e le disse: “Signorina, per favore serva prima lui, perché è il capitano”. Arrossii. Ma da allora io e Maura non ci siamo più lasciati e ogni anno festeggiamo il giorno che ci siamo sposati».

I numeri e i record di Franco Baresi con il Milan

Campione del mondo nel 1982 e vicecampione nel 1994 con la Nazionale italiana, è oggi l’unico giocatore della storia ad aver raggiunto primo, secondo e terzo posto ai Mondiali di calcio.
Nel corso della sua carriera ha sempre militato nel Milan, squadra nella quale ha giocato per venti stagioni (dal 1977 al 1997) di cui quindici da capitano, divenendone il secondo calciatore con più presenze sia per quanto riguarda il campionato che le coppe europee. Con i rossoneri ha vinto sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe UEFA e quattro Supercoppe italiane. Con la nazionale italiana, nella quale ha militato per tredici anni vestendo la fascia di capitano dal 1991 al 1994, ha partecipato a tre campionati del mondo (Spagna 1982, Italia 1990 e Stati Uniti 1994) e due campionati d'Europa (Italia 1980 e Germania Ovest 1988).

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La vita privata di Franco Baresi: l'amore per Maura e la curiosità per il mondo

Ma, dicevamo, non c'è stato solo il calcio, nella sua vita. E infatti alla domanda del Corriere su quale fosse stata la cosa più avventurosa che gli fosse mai capitato di fare, rispose: «Potrei dirle che è stato il viaggio che mi è capitato di fare in Amazzonia, tra i nativi e gli abitanti della foresta. Potrei dirle il volo sul Concorde. Ma mi piace risponderle che per me è stato emozionante poter dire di aver conosciuto tre Papi. Papa Giovanni Paolo II lo incontrai a Roma in occasione del primo scudetto rossonero, papa Benedetto XVI a San Siro e Papa Francesco a Roma, in una udienza con la Fondazione Milan». E a colpirlo di più fu «forse Wojtyla, senza nulla togliere agli altri. Forse perché ho percepito l’umanità del suo messaggio universale. L’ho sentito molto uomo, ecco». Franco Baresi era attualmente il vicepresidente onorario del Milan. Nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, la lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione. Il 16 dicembre 1999, in occasione della festa organizzata per celebrare i cent'anni del Milan, è stato eletto dai suoi tifosi "Milanista del secolo", cioè il giocatore più rappresentativo nella storia rossonera. Nel 2021 è stato inserito da France Football nella seconda squadra migliore della storia, risultando tra i primi venti giocatori. Nel 2024 gli facevano notare che il Milan compiva 125 anni, "e 50 sono i suoi". Lui rispondeva: “Passati in un baleno. La maglia rossonera ha dato un senso e un significato alla mia vita. È gran parte di me”.

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Franco Baresi e la moglie Maura