Addio a Elena Pero, la voce del tennis: l'ultima telecronaca il trionfo di Sinner a Wimbledon

Ci sono voci che diventano come quella di un familiare e che danno contemporaneamente la certezza della competenza. La voce di Elena Pero, morta a 60 anni, è stata per noi la voce del tennis. Lo era prima dei trionfi degli ultimi anni, lo è stata sempre di più quando sono arrivate le vittorie. Era sempre originale nel raccontare oltre che accurata nel riportare dati e dettagli. Lo aveva imparato da un maestro, Rino Tommasi. Ce lo aveva raccontato lei. «Ho sempre avuto molta passione per il tennis. Ho giocato solo per divertirmi, guardavo tanto in televisione. Compravo le riviste specializzate e su una di queste c'era un'inserzione di Tommasi che cercava ragazzi che lo potessero aiutare a tenere aggiornati i suoi record. Ho fatto una selezione ed è nato tutto così. Materialmente faccio la stessa cosa di Clerici e Tommasi, ma a volte non mi sembra vero, vorrei tornare ad ascoltarli davanti alla tv, a sedere dietro di loro. Erano inarrivabili».

Lo era anche lei con accanto Paolo Bertolucci, «impossibile accettare un addio così rapido, la porterò sempre nel cuore», a commentare le imprese degli azzurri e di tutti gli altri, con competenza e sobrietà, senza eccessi e retorica. Il direttore di Sky Sport Federico Ferri ricorda la collega e amica nel suo editoriale. «Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner, come aveva fatto per la storica prima volta – il 13 luglio 2025 - in coppia con Paolo Bertolucci, che ha composto con lei, in oltre 20 anni di telecronache assieme, il secondo formidabile doppio della sua carriera».

Raccontava che uno dei suoi incubi ricorrenti era quello in cui dimenticava i fogli, «non ho niente, non so neanche chi gioca, non ho le cuffie». Impossibile. Le sue telecronache erano impeccabili. Il luogo ideale per farle era per lei Wimbledon. «Non esiste altro posto che abbia la stessa atmosfera, non dico sacra perché è assurdo però avverti che è il torneo più importante. Lo si capisce dalla postazione di commento, dal legno antico, dalla mancanza dei box scatoletta. Ci sono come degli stalli con un corridoio dietro aperto…La bellezza di Wimbledon è che tu sei dentro la tradizione e c'è però anche una modernità pazzesca nei servizi».

«La cosa più difficile di una telecronaca? Non perdere il controllo, rimanere obiettivi e non fare il tifo. Sforzarsi di non disturbare chi sta guardando e cercare non di prevaricare quello che stai vedendo. Bisogna cercare di parlare il meno possibile perché è anche bello far sentire i suoni. E poi cercare di lavorare bene con il tuo compagno, cercare di lavorare in coppia in sintonia perché ciascuno faccia fare bella figura all'altro. Bisogna trovare il giusto equilibrio nel condividere l'emozione». Bastano queste sue parole a farci capire ancora di più quanto mancherà.