A Vienna rubato il collier della regina d'Egitto, un altro colpo in Spagna - Notizie - Ansa.it

Dopo il furto delle tele di Antonello da Messina in Sicilia e, prima ancora, quello del Louvre, altri due colpi clamorosi hanno interessato ieri Austria e Spagna. A Vienna prosegue la caccia ai due uomini che ieri hanno rubato un prezioso collier dal Mak, il Museo di arti applicate della capitale austriaca. I due sono ancora in fuga e la polizia ha avviato una vasta operazione per rintracciarli. Il gioiello sottratto è il celebre collier di diamanti appartenuto alla regina Nazli d'Egitto, realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla maison parigina Van Cleef & Arpels. 

Secondo la banca dati della casa d'aste Sotheby's, dieci anni fa il collier era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro. Il gioiello è composto da oltre 600 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera.

La regina Nazli lo aveva commissionato, insieme a una tiara coordinata, in occasione delle nozze della figlia Fawzia con il principe ereditario iraniano Mohammad Reza Pahlavi, futuro scià di Persia. I due ladri erano entrati nel museo fingendosi normali visitatori. Poco dopo le 14 avevano infranto una vetrina davanti a diversi testimoni, impossessandosi del collier e riuscendo poi a fuggire senza essere fermati. 

In Spagna il furto del tesoro dell'Età del Bronzo

Il Museo di Villena (Alicante), nella Comunità Vaneziana, resta chiuso 'sine die' dopo il furto del celebre tesoro di Villena, una delle più importanti collezioni di oreficeria dell'Età del Bronzo in Europa, avvenuto all'alba di ieri, secondo quanto ha comunicato il Comune.

Il tesoro di Villena

Il colpo è stato messo a segno nella notte tra mercoledì e giovedì da almeno tre persone incappucciate, individuate nelle immagini delle telecamere di sicurezza. La polizia giudiziaria della Guardia Civil mantiene aperte tutte le piste per risalire ai responsabili del furto-lampo, che sarebbe stato compiuto in appena quattro minuti. L'allarme del museo è scattato alle 5:23 di giovedì ma, quando sul posto è arrivata la polizia, una manciata di minuto dopo, i ladri si erano già dileguati. Gli agenti hanno trovato rotta una vetrata sulla facciata del museo, dalla quale si sarebbero introdotti e poi sarebbero scappati i malviventi. Poco dopo, un residente ha segnalato che due auto si erano allontanate a tutta velocità in direzione dell'autostrada che collega Alicante con Madrid.

Il tesoro venne scoperto nel 1963 dall'archeologo José Maria Soler in un recipiente interrato nel letto di un corso d'acqua ormai prosciugato nei pressi di Villena, una località di 35mila abitanti nella comunità valenziana. Risale a circa il 1000 avanti Cristo e avrebbe un valore inestimabile. Comprende 66 oggetti di oreficeria, fra cui 11 coppe, 28 bracciali, due recipienti e altri manufatti prevalentemente in oro - per circa 10 kg - oltre a pezzi in argento, ferro e ambra. Dopo il furto è stata recuperata una delle quattro corone caduta durante la fuga dei ladri.

Le autorità hanno escluso un fallo dei sistemi di sicurezza. "Erano tutti attivati", ha spiegato un portavoce del Comune. Per Mario Hernandez, archeologo dell'Università di Alicante e tra i massimi esperti del tesoro, i malviventi "avevano pianificato tutto nei dettagli. Sapevano come fare il colpo, come agire e come fuggire in una manciata di minuti".

Proseguono le indagini sul furto delle tele di Antonello da Messina

Si trovavano regolarmente al proprio posto, all'interno del museo, i quattro custodi in servizio al MuMe di Messina mentre i ladri, nel giorno di Ferragosto, rubavano sei dipinti del pittore Antonello da Messina, abbandonandone due durante la fuga, poi ritrovati dalla polizia su segnalazione di una insegnante che ha avvertito il 112. E' quanto apprende l'ANSA.

Le immagini del sistema di video-sorveglianza confermerebbero la regolare presenza del personale nel luogo di lavoro e smentirebbero dunque le voci, circolate nei giorni successivi al colpo da decine di milioni di euro, secondo cui almeno uno dei custodi si sarebbe allontanato per partecipare alla processione della Vara, in piazza Duomo. Confermato anche che il sistema d'allarme è scattato durante l'intrusione dei ladri e che è stato disattivato da uno dei custodi ritenendolo un falso contatto come riferito agli investigatori che stanno indagando.

L'Ecce Homo torna all'Aquila dopo il Meeting e le polemiche

L'Ecce Homo di Antonello da Messina è tornato all'Aquila nella sua teca del Museo nazionale d'Abruzzo. Si conclude così la trasferta al Meeting di Rimini, dove la tavola è rimasta esposta dal 20 al 27 agosto. Il capolavoro sarà quindi visibile al Castello Cinquecentesco durante i giorni più importanti della Perdonanza Celestiniana. L'opera, acquisita dal ministero della Cultura per la collezione permanente del Munda, aveva lasciato per alcuni giorni la sede aquilana. La teca vuota era stata coperta con un telo, insieme a un avviso per informare i visitatori.

 'Ecce Homo' di Antonello da Messina

A Rimini l'Ecce Homo ha richiamato migliaia di persone, con lunghe file davanti allo spazio espositivo. Prima dell'incontro con il dipinto, il percorso proponeva alcuni pannelli sulla storia della tavola, sull'acquisizione e sul restauro.

La partenza aveva acceso anche le polemiche. Le perplessità riguardavano la sicurezza del trasferimento e la scelta di esporre un'opera di tale valore in uno spazio fieristico, durante una manifestazione legata a Comunione e Liberazione, proprio nei giorni di Perdonanza. La direttrice del Munda, Federica Zalabra, aveva assicurato il rispetto delle misure previste per la tutela del dipinto.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA