A Uta atterrano altri 20 boss. Sindaci in rivolta: «È una nuova servitù» - L'Unione Sarda.it
Altri arrivi in Sardegna. Ma non sono turisti. Neppure in una domenica assolata, con tante auto in colonna verso le spiagge, si è fermata l’operazione (ribattezzata “Iride”) per il trasferimento di detenuti al 41 bis nel carcere di Uta.
Dall’aeroporto militare di Decimomannu all’istituto di pena si è ripetuta la scena vista il giorno precedente: un lungo serpentone di mezzi, a sirene spiegate, hanno percorso la 554 e la provinciale 1. Altri 20 esponenti di spicco della criminalità organizzata sono entrati nell’ala sud del penitenziario attrezzata per ospitare detenuti sottoposti al regime del carcere duro. Quota cento è stata definitivamente raggiunta.Tutto questo alimenta la rabbia e la preoccupazione dei sindaci dei comuni che avvertono il rischio di infiltrazioni criminali nei loro territori.
«Un numero spropositato di detenuti è stato trasferito nel carcere di Uta – denuncia il sindaco di Cagliari e della Città Metriopolitana Massimo Zedda –. Nel mese di luglio il ministro Nordio ha visitato la struttura senza avvertire la Regione e i comuni interessati. È stato uno sgarbo istituzionale senza precedenti, una forma di maleducazione istituzionale. Ora l’amara sorpresa dell’arrivo dei detenuti al 41 bis». Secondo Zedda, «si tratta di un’ulteriore servitù che la Sardegna subisce. Adesso è necessario rafforzare i sistemi di controllo nel territorio per scongiurare il rischio di infiltrazioni criminali. L’emergenza va gestita».
Per il sindaco di Assemini Mario Puddu, «la possibilità che ci possano essere ripercussioni a livello sociale nei nostri territori è molto alta. Di fatto la Sardegna è diventata il terminale delle emergenze penitenziarie dello Stato. E a me, da sindaco di una delle principali città coinvolte in tutto ciò e da sardo, non sta bene».
Secondo la sindaca di Decimomannu Monica Cadeddu, «non dobbiamo creare allarmismi, ma nemmeno sottovalutare i rischi. È necessario che vi sia un costante e forte coordinamento tra tutte le istituzioni e le forze dell’ordine, affinché il territorio sia adeguatamente tutelato e qualsiasi possibile tentativo di infiltrazione venga prevenuto. Allo stesso modo, desta preoccupazione l’impatto che un incremento così significativo della popolazione detenuta può avere sul sistema sanitario. La sanità sarda vive già una situazione di grande difficoltà e ritengo indispensabile che, prima di procedere con un aumento così importante delle presenze, siano state valutate attentamente le ricadute sui servizi sanitari e sulle strutture del territorio, prevedendo le necessarie risorse e il conseguente potenziamento».
Gli approfondimenti nell’articolo di Massimiliano Rais sul giornale in edicola e nell’app Unione Digital
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