A Miart Milano 2027, Cloe Piccoli ridisegna il futuro della fiera d’arte

person in black jacket and white pants leaning against a wall.

Mimo Visconti

L’obiettivo è rendere Milano molto più di una semplice scenografia. È questa l’idea che guida il mandato di Cloe Piccoli, direttrice artistica di miart milano per i prossimi tre anni. “Vorrei renderla una piattaforma internazionale per l’arte contemporanea e farla dialogare con la città”, ha spiegato. In questo senso il primo passo è stato cambiare il nome della fiera, a cui è stato aggiunto proprio quello del capoluogo lombardo. “Milano è una città molto interessante e attrattiva, dove si stanno trasferendo e consolidando risorse culturali e innovative”, ha proseguito Piccoli. “Ci sono artisti, designer e architetti, oltre che una grande attenzione alla formazione. È un contesto attivo con cui vale la pena interagire”.

Person admiring a large portrait of another person with face paint in a closet setup.

GHERARDI FEDERICO

Il programma, quindi, non si esaurirà nei giorni della fiera, in scena dal 9 all’11 aprile 2027 all’Allianz MiCo, ma si articolerà su tutto l’anno. “Il cuore sarà sicuramente miart milano da cui, però, si svilupperanno dei progetti collaterali”, ha precisato Piccoli. Alcuni artisti e gallerie presenti in fiera saranno coinvolti anche nelle iniziative cittadine, mentre i temi trattati verranno ampliati e discussi durante incontri e talk. L’idea è che la fiera si trasformi in un’istituzione permanente. “Insieme a Fiera Milano, stiamo lavorando perché si producano progetti firmati miart milano che risuonino con i temi lanciati dai suoi curatori e in collaborazione con le gallerie e gli artisti che ruotano attorno alla fiera”.

I nuovi progetti e le sfide di miart milano

Le prime tracce di questo lavoro si vedranno già nei prossimi mesi. A dicembre partirà The Ring, un ciclo di cinque appuntamenti con Francesco Bonami che porterà ospiti del mondo dell’arte e della cultura internazionale in luoghi simbolo di Milano. Da gennaio prenderà il via Art Communities Conversations, sviluppato con l’Accademia di Belle Arti di Brera e altre istituzioni cittadine. Con In&Out. Citywide, invece, le gallerie partecipanti potranno realizzare un’installazione all’interno di un museo pubblico milanese. Ad aprile si entrerà nel vivo con la fiera, con un nuovo allestimento affidato a uno studio di architettura internazionale e un nuovo premio da 50 mila euro di Fondazione Fiera Milano per gli artisti italiani.

person leaning against a wall in a blazer and white pants.

Mimo Visconti

Cloe Piccoli

Al centro della fiera restano le gallerie, che saranno selezionate da un comitato che al momento sta ancora valutando le candidature. Il perimetro, però, è già tracciato: arte moderna e contemporanea, realtà affermate ma con un’attenzione anche a quelle più giovani, con uno sguardo al panorama internazionale. Proprio sulle emergenti Piccoli si dice ottimista: in Italia, osserva, il settore è brillante e ci sono tanti giovani artisti da seguire.

Il progetto si inserisce in una fase complessa per il mercato dell’arte. “La dimensione culturale e quella economica sono strettamente collegate”, sottolinea Piccoli. “Sono fondamentali qualità, engagement e comunicazione. È necessario fare sistema: per questo stiamo coinvolgendo le istituzioni a livello cittadino, regionale e nazionale”. La kermesse punta così a rafforzare il proprio ruolo all’interno del contesto culturale milanese, senza rinunciare alla sua funzione commerciale. “Una fiera è anche un luogo dove si acquistano le opere d’arte e quindi dove se ne sostiene la produzione”, afferma la direttrice.

Person viewing colorful hanging textile art pieces in a gallery.

GHERARDI FEDERICO

Quello che si sta inaugurando, però, è solo il capitolo iniziale di un percorso che durerà tre anni. “Abbiamo davvero molte idee e progetti in programma che realizzeremo gradualmente”, ha chiarito Piccoli, che guarda con fiducia al percorso, rimarcando il sostegno del Comune e il coinvolgimento di artisti e galleristi. Sottolinea, inoltre, l’importanza di una fiera che non sia dedicata solo agli esperti, ma capace di raggiungere anche un pubblico più ampio. “Vogliamo che chiunque possa vivere l’esperienza che l’arte è in grado di dare. Vederla in fotografia non è la stessa cosa che sperimentarla dal vivo”, conclude.

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