A Dongo chiudono le ex acciaierie, scatta il licenziamento collettivo: “Perdiamo un patrimonio immenso”

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Tutti i sessanta dipendenti dell’azienda comasca hanno ricevuto la lettera che annuncia la fine del rapporto di lavoro. L’azienda metalmeccanica era in crisi da anni. I sindacati denunciano l’assenza di piani di rilancio

L’azienda ha sede nelle aree ex Falck

L’azienda ha sede nelle aree ex Falck

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Dongo (Como), 30 luglio 2026 – Licenziamento collettivo per tutti i 60 dipendenti della Dongo Casting, l’azienda metalmeccanica attiva nell’area industriale delle ex acciaierie Falck, specializzata nella produzione e lavorazione di componenti in leghe d’alluminio. La comunicazione è stata inviata la scorsa settimana, conseguenza di una crisi industriale iniziata dopo l’acquisizione dell’azienda da parte del gruppo cinese Shenyu nel 2019.

Aggravata, negli anni successivi, dalla pandemia, dalla crisi del settore automotive e dalla progressiva mancanza di sostegno finanziario da parte della proprietà. “Il territorio dell’Alto Lago perde una realtà industriale storica e di fondamentale importanza”, dicono Gennaro Aloisio, segretario generale Fim Cisl dei Laghi, e Salvatore Medici, Fiom Cgil Como. “Molti dipendenti hanno arretrati di due o tre mesi di salario non retribuito e le indennità non verranno erogate prima di metà ottobre”.

PRESENTAZIONE DEL VOLUME 'G8 2001.I GIORNI AMARI DI GENOVA.

Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera

L’amarezza del Pd

Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, parla di “una delle pagine più amare della storia industriale della nostra provincia. Con la chiusura della produzione si spegne una realtà che, per oltre un secolo, ha rappresentato un punto di riferimento per l’occupazione, le competenze e lo sviluppo del Comasco”.

I tentativi di rilancio non hanno mai avuto buon esito. “Agli impegni assunti – prosegue Braga - non sono seguiti gli interventi necessari per garantire il futuro dell’azienda, nonostante gli annunciati piani di rilancio, investimenti e prospettive di ripartenza che avevano alimentato la speranza di salvaguardare produzione e occupazione. Non perdiamo solo decine di posti di lavoro ma un patrimonio di competenze, professionalità e sapere manifatturiero che per generazioni ha rappresentato un elemento identitario della comunità dell’Alto Lago”.

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