A Ceuta i morti sono quasi 100 E Sanchez parte per le vacanze  - L'Unione Sarda.it

L’emergenza

02 agosto 2026 alle 00:53

Arrivano le barriere in mare, il capo del Governo spagnolo contestato dalla destra 

Ceuta. Sono accompagnati nel loro viaggio dagli sguardi della polizia. I ragazzi che sognavano la Spagna, ora tornano al “bled”, alle loro case. Con rabbia fingono incontri di boxe e prendono a pugni l’aria. Questa volta nessun messaggio dei social li consola, né li guida. Tiktok, la piattaforma più usata, continua a rimandare immagini di fughe e disordini. Il Barrio del Principe, periferia di Ceuta, brucia con i ragazzi che sfogano a sassate e calci la delusione per aver perso la partita della “suerte”. Ma, dice Ayoub, le gambe scorticate dagli scogli, «non si può lottare contro il proprio maktoub (il destino)».

I bilanci

Il bilancio delle vittime continua a salire ora dopo ora, non bastano le camere mortuarie a ricomporre i cadaveri. Le due allestite nel vecchio ospedale militare sono piene. Ai 67 corpi recuperati dalla Guardia civil nelle acque spagnole si aggiungono almeno altri 17 ritrovati sulla costa marocchina: è una strage di almeno 84 annegati, mentre si cercano i dispersi. Nelle stanze accanto, ci sono i minorenni, almeno 500, che non si possono rimpatriare. Tra loro anche un bimbo di 3 mesi, figlio di nessuno, arrivato come Mosè in una culla che era un canotto di plastica. Mancano all’appello 3mila migranti - ma le stime non sono ufficiali - dei 60mila che sono riusciti a passare la frontiera. Li cercano ovunque. In città, a Ceuta, dalle prime ore del mattino la vita sembra tornare pian piano alla normalità. È piccola la comunità ceutì, 85 mila abitanti, perché quasi la metà di quei 19 chilometri quadrati è occupata da caserme e presidi militari. Per delimitare i confini in acqua, il Governo di Madrid ha deciso di sistemare i “boyas”, le barriere galleggianti (lunghe 500 metri). Una decisione in attuazione della sentenza della Corte Suprema dell’8 luglio, secondo cui non può essere applicato il respingimento alla frontiera dei migranti che arrivano a nuoto.

In periferia spuntano le barricate di alcuni residenti per il timore di saccheggi. Riaprono i negozi rimasti chiusi per “motivi di sicurezza”, su ordine del municipio, dopo gli assalti di “clienti” affamati. In centro città ora regna la calma. «Però la gente ha paura, non possiamo negarlo», dice all’Ansa Nicola Cecchi Bisoni, fiorentino, da 28 anni a Ceuta, assessore al Commercio, sport e turismo. «Per tre anni abbiamo lavorato per far diventare Ceuta un centro turistico di alta gamma - continua -, abbiamo ottenuto fondi europei e allestito un programma interessante. Ora tutto è perduto». Un destino segnato dal filo spinato che protegge la frontiera. «La nostra - spiega Cecchi - è la frontiera con la maggiore disuguaglianza al mondo, di qua stipendi da 1.500 euro, di là 280. Come fai a fermarli? Nemmeno quella tra Messico e Usa è così».

Lo scontro

La crisi di Ceuta irrompe in uno dei momenti politicamente più delicati della legislatura per Pedro Sanchez e rischia di accentuare le difficoltà di un esecutivo già sottoposto a forti pressioni sul fronte interno. L’arrivo di circa 60.000 migranti nell’exclave spagnola ha offerto alle destre all’opposizione un nuovo potente argomento per mettere sotto accusa il premier socialista, mentre il governo sceglie una linea improntata alla difesa della cooperazione con Rabat, evitando qualsiasi rottura diplomatica con il vicino marocchino. Ma, nel pieno della crisi, il premier non rinuncia alle sue vacanze, e parte per Lanzarote pubblicando per giunta una playlist di musica e libri consigliati per l’estate. Una decisione che scatena una valanga di critiche sui social.

Il leader del Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo, è volato a Ceuta per cavalcare la crisi. Dalla città autonoma ha definito l’arrivo in massa di migranti «un’occupazione premeditata e senza precedenti», attribuendo la responsabilità al «triplice fallimento» dell’esecutivo: «Della politica migratoria, della sicurezza e della politica estera». Per Feijoo, il governo «non ha saputo proteggere le frontiere, né garantire la sicurezza». La risposta è stata «tardiva» e «insufficiente» e ora deve spiegare «che cosa è fallito nella cooperazione con il Marocco». Il Pp vuole trasformare l’emergenza migratoria in una nuova accusa nei confronti di Sachez, dopo mesi nei quali ha concentrato l’offensiva sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il partito socialista e l’entourage del premier. E saldare temi diversi - legalità, sicurezza nazionale, controllo delle frontiere e politica estera - in un’unica contestazione al “sanchismo”. Ancora più dura l’ultradestra, scesa in piazza nell’exclave dove domenica è atteso anche il leader di Vox Santiago Abascal.

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