A Beirut, l’arte contemporanea costruisce un dialogo tra Italia e Libano
In un momento segnato dalla guerra e da una drammatica instabilità nell’intero Medio Oriente, inaugurare una mostra internazionale a Beirut assume inevitabilmente un significato che supera i confini dell’evento espositivo. È in questo contesto che, al Nuhad Es-Said Pavilion for Culture del Museo Nazionale di Beirut, ha aperto Echoes of Existence, progetto promosso dall’Ambasciata d’Italia in Libano e curato da Muriel Asmar, visitabile fino al 21 ottobre 2026. Sotto il patrocinio del Ministero della Cultura, la mostra mette in relazione Italia e Libano attraverso le opere di Enzo Cucchi, Gilbert Halaby e alcuni protagonisti dell’arte moderna libanese, individuando nel pino un elemento comune di riflessione.
In una regione attraversata dal conflitto, dove la quotidianità è esposta all’incertezza e alla violenza, il mantenimento di relazioni culturali internazionali diventa anche un modo per riaffermare la continuità delle istituzioni, della ricerca e degli spazi pubblici della cultura. «In un momento in cui il dialogo culturale è più importante che mai, Echoes of Existence riafferma il potere dell’arte di costruire ponti tra culture, storie e territori», ha spiegato la curatrice Muriel Asmar.

A fornire la struttura simbolica della mostra è il pino, presenza familiare nel paesaggio di entrambe le sponde del Mediterraneo, l’albero viene assunto come punto di contatto tra storie e culture differenti, ma anche come immagine di persistenza e vulnerabilità. È su questo terreno che si incontrano Cucchi e Halaby.
Tra i protagonisti della Transavanguardia italiana, Enzo Cucchi porta nel progetto un immaginario nel quale il paesaggio non è mai semplice rappresentazione naturalistica ma territorio mentale e simbolico, attraversato da figure, segni e archetipi. Gilbert Halaby, artista libanese-italiano che vive a Roma da oltre 20 anni, sviluppa invece intorno al paesaggio e alla vegetazione un’indagine strettamente intrecciata alla memoria e all’esperienza dei luoghi.

Il dialogo si estende però oltre i due artisti contemporanei. Echoes of Existence recupera infatti anche una genealogia del pino nella storia dell’arte moderna libanese, affiancando ai lavori di Cucchi e Halaby quelli di Omar Onsi, Moustafa Farroukh, César Gemayel e Aref El Rayess.
La sezione, sviluppata attraverso la ricerca di Saleh Barakat, permette così di osservare come lo stesso elemento naturale sia ricomparso nel corso delle generazioni, assumendo significati differenti e diventando parte della costruzione visiva del paesaggio e dell’identità libanese.
«Echoes of Existence riunisce artisti, istituzioni e paesaggi appartenenti a uno spazio mediterraneo condiviso», ha dichiarato Fabrizio Marcelli, Ambasciatore d’Italia in Libano. «Attraverso il simbolo del pino, comune all’Italia e al Libano, la mostra mette in relazione la memoria culturale con la responsabilità ambientale».
Le opere di Enzo Cucchi e Gilbert Halaby in mostra a Beirut
Il percorso si sviluppa sui tre livelli del Nuhad Es-Said Pavilion for Culture. Al piano superiore, Cucchi presenta una grande installazione a parete composta da schizzi, disegni e frammenti di opere, costruendo una sorta di manoscritto visivo scandito da simboli e gesti. Due sculture delimitano l’intervento.

Di fronte si trova Sannine, monumentale dipinto di Gilbert Halaby realizzato a Roma, a Palazzo Nardini. A completare questo primo nucleo è un tondo di tre metri di diametro, disposto direttamente sul pavimento, una superficie sulla quale il motivo dei pini stabilisce una relazione tra paesaggio, cielo e posizione fisica dello spettatore.
Al livello inferiore la presenza dell’albero diventa ancora più insistente. Una sequenza di dipinti di Halaby costruisce una sorta di foresta, mentre negli schizzi di Cucchi il pino viene ridotto a un segno rapido ed elementare. È qui che le opere contemporanee incontrano quelle dei maestri libanesi, trasformando l’esposizione in un attraversamento di diverse epoche della rappresentazione del paesaggio.
Il pino diventa così un soggetto iconografico attraverso il quale mettere in relazione differenti temporalità: la storia moderna del Libano, la ricerca contemporanea, le memorie individuali e la lunga durata del paesaggio mediterraneo.

Dalla memoria alla biodiversità
La dimensione simbolica trova un corrispettivo concreto al livello -2, dove il progetto coinvolge i Carabinieri per la Tutela della Biodiversità e delle Foreste. Dieci sculture lignee, realizzate ciascuna utilizzando una diversa specie arborea presente in Italia, introducono nel percorso il tema della conservazione degli ecosistemi.
Il passaggio è significativo perché sposta il pino dalla rappresentazione alla condizione materiale degli alberi e delle foreste. La memoria culturale associata al paesaggio viene così posta accanto alla sua vulnerabilità ecologica, ciò che viene rappresentato e tramandato attraverso le immagini è anche qualcosa che necessita di essere materialmente protetto.
In questa prospettiva, il Mediterraneo evocato dalla mostra coincide con un ecosistema condiviso, sottoposto a trasformazioni climatiche e ambientali che non rispettano i confini nazionali.
Una mostra durante la guerra
Anche il luogo che ospita l’esposizione contribuisce a questa lettura. Il Nuhad Es-Said Pavilion for Culture si trova all’interno del Museo Nazionale di Beirut, istituzione che custodisce materialmente una parte fondamentale della storia del Libano. Portare qui un progetto costruito sul dialogo tra artisti e istituzioni italiane e libanesi significa inscrivere il progetto all’interno di una storia molto più lunga di attraversamenti del Mediterraneo.
Come ha sottolineato il Comitato del Nuhad Es-Said Pavilion for Culture, la mostra parte anche da una domanda: «Come possono gli incontri fortuiti trasformarsi in dialoghi duraturi? In che modo l’arte può continuare a custodire la memoria, il senso di appartenenza e la cura in un mondo segnato dalle fratture e dalla fragilità ecologica?». In una fase nella quale la guerra tende a irrigidire frontiere, identità e appartenenze, Echoes of Existence sceglie di partire da qualcosa che precede quelle separazioni: un albero che cresce su entrambe le sponde dello stesso mare.
Il progetto è accompagnato anche da tre pubblicazioni: due volumi dedicati rispettivamente alle opere di Enzo Cucchi e Gilbert Halaby e Pine Landscapes of Lebanon, a Selection of Modern Lebanese Art, curato da Saleh Barakat. I tre libri, pubblicati sotto la direzione editoriale di Marie Tomb, approfondiscono le diverse traiettorie storiche e artistiche riunite nell’esposizione.