"A 67 anni una persona con disabilità non diventa un'altra persona":
BOLZANO. A 67 anni una persona con disabilità non diventa un'altra persona. Non cambiano la sua disabilità, le sue capacità, le sue relazioni, l'ambiente che negli anni è diventato casa.
Eppure è proprio il compimento di quell'età, secondo una delibera della Provincia autonoma di Bolzano, a poter segnare il passaggio verso un servizio residenziale per anziani per chi è oggi inserito in una struttura per persone con disabilità.
A 67 anni, in parole povere, si va in casa di riposo, anche se fino a quel momento si è stati assistiti in altre strutture che sono divenute realtà e famiglia.
È su questo punto che il Centro di Tutela dei Diritti del Malato Alto Adige ODV chiede alla Provincia di aprire un confronto urgente, mettendo sotto la lente gli effetti della Deliberazione della Giunta provinciale n. 849 del 24 ottobre 2025, che collega la permanenza nei servizi dedicati alla disabilità al raggiungimento dell'età di accesso alla pensione di vecchiaia.
Il Centro è un'organizzazione di volontariato nata in Alto Adige nel 2009, che si occupa di tutelare i diritti dei cittadini in ambito sanitario e assistenziale.
E questa volta la battaglia che si appresta a combattere si intreccia con una riforma che, sulla carta, dovrebbe andare nella direzione opposta.
Proprio in questi giorni la Provincia sta infatti avviando la sperimentazione del cosiddetto "Progetto di vita" per le persone con disabilità, previsto dalla riforma nazionale sulla disabilità e disciplinato in Alto Adige dalla Deliberazione n. 626 del 7 agosto 2026.
La fase sperimentale parte il 1 settembre, mentre dal 1 gennaio 2027 sarà possibile esercitare il diritto alla sua definizione. Il Progetto di vita, così come lo descrive la stessa Provincia, dovrebbe essere individuale, personalizzato e partecipato: costruito sui desideri e le preferenze della persona, pensato per individuarne i sostegni necessari, sviluppare le sue potenzialità e garantirle di scegliere i contesti in cui vivere.
Ed è proprio da qui che nasce la domanda del Centro: come si concilia questo principio con una norma che fissa nell'età pensionabile una soglia di uscita dai servizi specialistici per la disabilità?
A rendere la questione tutt'altro che teorica è un caso concreto arrivato all'attenzione dell'associazione.
Una famiglia di Bolzano ha infatti già ricevuto dall'ASSB la richiesta di presentare domanda di ammissione a una casa di risposo, in vista dei 67 anni del proprio familiare.
Una persona che vive da circa 50 anni nella stessa struttura per persone con disabilità, e che quella struttura la considera casa propria. Per la famiglia, spiega il Centro, l'idea di un trasferimento è un cambiamento potenzialmente traumatico.
L'associazione tiene a chiarire che non è in discussione il ruolo delle case di riposo, né la professionalità di chi ci lavora.
Anzi.
Il punto è un altro: un servizio per persone con disabilità e una residenza per anziani restano due realtà diverse, con finalità, organizzazione, competenze professionali e parametri assistenziali completamente diversi.
Trovare un posto letto non significa trovare il posto giusto per quella persona.
La stessa ASSB, riporta il Centro, ha precisato che nessun trasferimento avverrebbe in automatico: ogni caso sarebbe subordinato a una valutazione specifica e alla ricerca di una collocazione idonea.
Al momento l'ASSB indica due nuclei di assistenza estensiva, con 12 posti a Villa Europa e altrettanti a Villa Serena, oltre all'offerta specialistica "Ars Vitae" dello Jesuheim di Cornaiano. Il Centro accoglie positivamente l'esistenza di queste strutture, ma fa notare che la loro stessa specificità dimostra come non tutte le soluzioni residenziali si equivalgano, e che l'appropriatezza di un percorso vada valutata caso per caso.
Da qui arrivano dunque una serie di richieste rivolte alla Provincia.
Il Centro chiede che nessun trasferimento venga deciso sulla base della sola età anagrafica.
Che ogni passaggio sia preceduto da una valutazione individuale e multidimensionale dei bisogni della persona.
Che venga garantito un livello assistenziale davvero adeguato, anche in termini di personale e competenze.
Che la persona e la sua famiglia siano realmente coinvolte nella decisione.
Che il Progetto di vita diventi un riferimento anche per le persone con disabilità che invecchiano, garantendo continuità nelle relazioni, nelle attività e nel contesto in cui hanno costruito la loro vita.
Il Centro non è contrario, in linea di principio, all'idea che una persona con disabilità possa essere accolta in una residenza per anziani, quando questa sia davvero la soluzione più appropriata e condivisa.
Quello che contesta però è la logica secondo la quale l'età anagrafica conta più del bisogno reale della persona. La domanda giusta, secondo l'associazione, non è "ha compiuto 67 anni, dove deve andare", ma "qual è, oggi, la soluzione migliore per questa persona e per il suo progetto di vita?".
Trovare un posto è una questione amministrativa. Trovare il posto giusto è una questione di diritti.