A 40 anni dalla tragedia di Banne, Trieste ricorda il tre giovani
TRIESTE. "Ricordare i giovani militari che persero la vita durante un'attività di addestramento sul Carso significa ricordare ragazzi di diciotto o diciannove anni ai quali, nonostante la giovanissima età, venivano affidate responsabilità importanti. Anch'io ho indossato quella divisa e quella cravatta rossa e questo ricordo appartiene anche alla mia esperienza personale e alla mia generazione".
Queste le parole dell'assessore regionale alla Difesa dell'ambiente del Friuli Venezia Giulia Fabio Scoccimarro pronunciate questa mattina, domenica 6 settembre, in occasione della cerimonia commemorativa a Trieste in memoria di tre commilitoni del 1° Battaglione Fanteria Motorizzato "San Giusto" che persero la vita in attività addestrativa a causa di un incidente nel 1986.
Nell’incidente morirono il sottotenente Fabio Santi, 25 anni, il fante pilota Vincenzo Passerini, 20 anni, e il fante Michele Gallocchio, appena 19enne. L’M113 sul quale si trovavano, un mezzo blindato, si rovesciò lungo un pendio, travolgendoli. Il bilancio fu pesantissimo: oltre alle tre vittime, quattro militari rimasero feriti, mentre soltanto uno degli occupanti riuscì a uscire indenne.
Ill rappresentante della Giunta ha poi ricordato che l'esperienza sotto le armi insegnava presto “disciplina, responsabilità, rispetto delle regole e soprattutto fiducia nel compagno che avevamo accanto”.
"I ragazzi che oggi ricordiamo - ha aggiunto l'assessore – erano preparati e addestrati e proprio per questo il loro sacrificio merita rispetto e memoria".
"In relazione a ciò - ha detto Scoccimarro - non penso necessariamente al ritorno del servizio militare così come lo abbiamo conosciuto noi. Credo però che ai giovani possa fare bene un'esperienza di servizio alla comunità, civile o militare, capace di responsabilizzarli e di trasmettere autonomia, spirito di sacrificio, solidarietà e senso di appartenenza".
L'assessore ha poi richiamato il contributo offerto dai militari italiani nelle missioni internazionali. "Penso - ha affermato - in particolare al Libano, dove i nostri uomini hanno saputo conquistare rispetto e considerazione grazie a professionalità, equilibrio e umanità. È la dimostrazione del valore di una preparazione che non era soltanto militare, ma anche umana".
Un significato particolare ha assunto inoltre il gesto dell'Associazione Cravatte Rosse di San Giusto che, in occasione della successiva Messa, ha deposto dei fiori davanti al cippo che ricorda i caduti appartenenti alla minoranza slovena.
“È stato un gesto semplice ma di grande valore simbolico. Su questa terra – ha sottolineato Scoccimarro – uomini di epoche diverse sono morti sotto divise e bandiere differenti: alcuni caduti della Prima guerra mondiale indossavano l'uniforme austro-ungarica, mentre due caduti della Seconda non vestivano la divisa dell'Esercito italiano. Rendere loro omaggio significa riconoscere il valore della memoria al di là delle appartenenze a chi ha perso la vita combattendo in tempo di guerra”.
Infine, l'assessore ha ringraziato le Associazioni d'Arma, le Cravatte Rosse e le altre realtà del mondo grigioverde che continuano a custodire la memoria, "il che non significa vivere nel passato, ma trasmetterne alle nuove generazioni i valori migliori. A queste associazioni va il mio grazie personale e quello della Regione".